9 agosto 2012

I non votanti, una insuperabile risorsa per l'establishment dei Partiti

Altro spunto proveniente dalla lettura di Considera l'aragosta dello scrittore americano David Foster Wallace, davvero un bel saggio.

Voglio condividere con voi quanto letto fra pagina 229 e 231, si parla di non votanti, nella misura in cui più una campagna politica è disgustosamente cinica e noiosa più gli elettori tendono a girare alla larga dai seggi, più questo favorisce i voti per il locale establishment, che possiede i voti degli "irriducibili", gruppi che, per dirla come DFW, votano per chi gli viene detto di votare.

E' un paradigma importante. Agli apparati torna utile attirare meno votanti possibile, perché le affluenze basse favoriscono i politici già in carica.

Quindi - conclude DFW - elettori giovani e annoiati dalla politica, che non vi disturbate a votare, di fatto votate per gli arroccamenti dei due principali partiti, i quali, statene certi, stupidi non sono, anzi hanno profonda cosapevolezza di quanto gli convenga mantenervi in una condizione di disgusto affinché il giorno del voto ve ne restiate a casa a vedere Mtv.

Non votare è impossibile. O voti votando, o non facendolo raddoppi il voto di un irriducibile.

CantiereSinistra

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4 agosto 2012

Dubbi su un precetto della religione cattolica

Il credente cattolico è convinto di andare all'inferno se compie una cattiva azione e di andare in paradiso se ne compie una buona.

A riguardo io avrei il seguente dubbio in grado (credo) di rendere un filino instabile questo semplice precetto:

Se io faccio una cosa brutta come ad esempio "schiacciare" tre zanzare, e poi faccio attraversare tre vecchiette torno in pari? mi vengono "compensate" le tre zanzare?

Se fossi una delle mie tre vittime troverei questo fatto profondamente ingiusto, e questa ingiustizia verso le tre zanzare sarebbe cosa ben poco divina.

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religione

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1 agosto 2012

Civiltà standard

Fino alla metà del secolo scorso, metà non a caso coincidente col boom degli anni cinquanta, se volevi qualcosa dovevi fartela realizzare.

Dallo spillo all'elefante, dalla cravatta al divano di casa, tutto passava attraverso le sapienti mani di esperti artigiani, e tutto, dalla cravatta al divano di casa, brillava di fulgida unicità.

Nessuna taglia, anzi una taglia sola, quella desunta dal metro del sarto e del falegname applicata alle proprie misure ed esigenze. Roba da ricchi.

Al netto delle evoluzioni tecniche, provate a mettere una automobile della metà dl secolo scorso accanto a una sua replica moderna, cromo e acciaio accanto a gomma e plastica, volitive lamiere dalla forma battuta a mano dai battilastra accanto alle grossolanità delle forme pressate a caldo dei moderni parafanghi, finiture da orologeria contro interni dai particolari standard, stesso pomello dalla citicar alla supercar.

E che dire della moda? negli anni cinquanta semplicemente non c'era, ed ognuna/o erano liberi, nella forma del decoro, anche borghese, di andare a giro con abiti sartoriali.

Oggi abbiamo invece questa cosa chiamata moda, che in realtà è un mostro, che dai media ci propina prototipi, castranti per i più, e che ci standardizza in grigi replicanti di questi riferimenti, coniugati in sole tre taglie. Corpi bellissimi nelle loro differenze resi tutti uguali, small, medium, large.

Dalla standardizzazione esteriore a quella interiore il passo è breve: tutti portati a censurare i differenti, una cosa davvero orribile.

Da qualche tempo abbiamo preso a standardizzare anche il nostro modo di esprimerci, alzi la mano chi non conosce un amico che da qualche tempo ha iniziato a dire "Anche no."

Per non parlare dei pericolosi assoggettamenti mentali che conseguono a questa standardizzazione, c'è un esempio che rende bene l'idea, un primario ed una assistente che vanno in sala operatoria con scarpe della stessa marca, solo che per lui il costo per acquistarle è stato risibile, mentre l'altra ha invece pagato salatamente la logica dell'apparire.

E' questo il consumismo, che ci irreggimenta e ci trasforma in tanti scoiattoli incialtroniti e schiavi delle proprie ruote, persi a girare a vuoto per stare al passo con gli altri.

Stiamo procedendo tanto decisi verso questa nostra involuzione che presto o tardi arriverà qualche altra razza animale a comunicarci la gravità della regressione.

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