5 maggio 2012

L'importanza della claque

Nella pasqua del trentatré dopo cristo il governatore della Giudea, Ponzio Pilato, stava decidendo quale detenuto graziare. Secondo gli usi del tempo infatti, alla festività della pasqua era legata la liberazione di un carcerato.

La scelta era fra un omicida di nome Barabba, e un giovane, Gesù di Nazaret, che, parere suo, non aveva alcuna colpa. Gli era stato consegnato dai giudei, lui aveva fatto pressione affinché se lo riprendessero, ottenendo per risposta un «A noi non è lecito uccidere alcuno.»

Pilato non si decideva, allora, secondo le scritture (che sto leggendo testé), i capi dei sacerdoti andarono ad istigare la folla, misero insomma in piedi una bella claque rumoreggiante, e convinsero così Ponzio Pilato a liberare un assassino e a crocifiggere un innocente, ed a contribuire in modo fattivo a quella che per alcuni è stata la più grossa mietitura di oppio per popoli della storia.

Episodio da tenere ben a memoria la prossima volta che in un qualsiasi congresso viene proposto il voto per acclamazione.

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vangeli

La realizzazione di una società egalitaria passa per la lotta al nepotismo

Verso la fine del romanzo "I Buddenbrook" un Thomas immalinconito e consumato dalle apparenze borghesi, osservando il figlio cagionevole e riflettendo sul triste destino della propria azienda, sulla quale è stata piegata la sua intera vita oltre a quelle delle quattro generazioni che lo hanno preceduto, immerso nella certezza che alla sua morte quanto costruito si sfalderà inesorabilmente, trova l'ideale salvezza abbracciando i giovani imprenditori del mondo ed erigendoli a destinatari ideali di quanto impalcato nella sua esistenza.

E' un passaggio di consegne immateriale, intellettuale e filosofico, una rinuncia ed anche un abbandono, ma anche uno sfumare dalla piena abnegazione al mito della proprietà fino al suo opposto, la socializzazione.

Da qui parte questo spunto: possono le riflessioni di un prototipo del mondo liberale essere tradotte in chiave riformista?

Thomas alla fine vende l'azienda al miglior offerente e lascia tutte le sue sostanze in eredità alla moglie. Mi sono chiesto, e se invece Thomas fosse andato oltre al tramando degli ideali, se avesse compiuto un secondo passo, lasciando i suoi beni materiali allo stato e non alla sua famiglia?

Riflettendo sui Buddenbrook mi è venuto un parallelo fra eredità e nepotismo, se tutti noi invece di scrivere testamenti ai nostri familiari lasciassimo i nostri beni materiali alla comunità? Non è anche il testamento una forma di nepotismo? una interferenza che distorce la vite dei nostri figli, scindendoli in due distinte classi sociali, fra chi può contare sulla eredità e chi non può?

Non otterremmo una società più egalitaria se ciascuno di noi con la morte restituisse alla collettività quanto ha da questa ottenuto in vita? Non contribuiremmo a far emergere chi ha impegno e intelligenza invece che contribuire a generare persone ricche e bolse che spendono soldi ottenuti senza faticare e persone che, pur avendone i mezzi intellettuali, non hanno la possibilità di realizzarsi perché né famiglia né stato possono prenderle per mano?

E poi: I beni rinvenienti dalla socializzazione di questi lasciti non aiuterebbero la nostra comunità, non ne avremmo tutti un beneficio? non ricadrebbero "a pioggia" su tutti noi sotto forma di beni comuni?

Questo discorso, al netto del fatto che la strada per la società perfetta passa dalla lotta al nepotismo, è una mera provocazione nonché una utopia, perché mai nessun politico porrà la sua immagine su qualcosa del genere, così come ben pochi elettori sarebbero mai disposti a seguire un discorso del genere, ed infine perché mai nessun rivoluzionario riuscirà a fare una rivoluzione ponendo questa riflessione sulla sua baionetta, semplicemente perché mai nessun italiano farà mai una rivoluzione, troppi palinsesti.

Gli estremismi sono come quei pesci-spazzino degli acquari, sono strani ma utili, gli estremismi sono quei paletti che delimitano gli argini al cui interno fluiscono i discorsi realizzabili (cito a braccio non ricordo chi).

Ho iniziato con Thomas Mann, chiudo con Che Guevara, che nella ultima lettera a Fidel Castro scrive:
« [...] non lascio a mia moglie e ai miei figli niente di materiale, ma questo non è per me ragione di pena: mi rallegro che sia così; non chiedo niente per loro perché lo stato gli darà il necessario per vivere e per educarsi.»
#CantiereSinistra

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1 maggio 2012

Il manifesto dell'ALBA Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente

Questo post segue quest'altro.

Dopo qualche ricerca ieri sera ho rintracciato l'indirizzo di posta di Paul Ginsborg e gli ho chiesto come fare per poter dare il mio modesto contributo a questo interessante progetto.

Riporto sotto il link al sito internet, il manifesto è a metà pagina. Durante la riunione della scorsa settimana è stato dato anche un nome a questo  movimento, si chiamerà "Alba", e speriamo che a quest'alba segua una bella giornata di sole.


Ho letto e firmato il documento, e ho dato la mia disponibilità.

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