14 dicembre 2011

Incinta e disoccupata rinuncia al bambino

Copio e incollo il brano sottostante preso dal post linkato in basso:
« Come tante ragazze mi è capitato di rimanere incinta e di voler abortire: disoccupata, indebitata e incinta sono 3 parole che vedevo malino messe vicine.»
Queste poche righe dovrebbero essere sufficienti per far passare sullo stesso lato della barricata sia i favorevoli che i contrari all'aborto, perché emerge chiaramente un mandante, e non è la madre.

Infatti a monte di casi come questo non ci sono scelte personalistiche, ma un quadro della gestante contestualizzato in quello che è lo stato del Diritto oggi in Italia. Emerge netta infatti l'abdicazione al diritto, desiderato, di essere madre, rinuncia causata dalla mancanza di reddito e dalla consapevolezza di non poter far fronte alle necessità del nascituro.

Riguardo alla tutela di questo diritto siamo sempre al medio-evo. Ed è strano che non sia attiva la Chiesa, sussidiaria in molti casi al nostro Stato, che trovando fra i suoi dogmi la contrarietà a questo diritto, dovrebbe spingere i politici italiani verso un aiuto economico alle gestanti prive di reddito. Esiste allora un limite alle richieste del Vaticano?

Da quanto sopra emerge chiaramente che il colpevole è il nostro acerbo sistema capitalistico, le sue asimmetrie grossolane, la sua mancanza di contrappesi elementari. Si spendono miliardi di euro in armamenti che nel migliore dei casi divengono case per ragni e non si tutela a queste donne la possibilità di esercitare il diritto alla nascita dei propri figli.

Una cosa è certa: molti "benpensanti", tante piccole Maria Antonietta che su questa questione vedono il bianco e il nero e non distinguono tutte le sfumature fra questi estremi, dovrebbero intanto spostare il dito dalla gestante a chi ci governa, magari accompagnando questo gesto con una piccola introspezione, per immaginarsi soli e privi della possibilità di provvedere economicamente ai bisogni del proprio bambino.

Questo a beneficio dei dibattiti futuri, perché è evidente che la colpa è delle subordinazioni indotte dal denaro.

La questione è sistemica, se volete combattere il diritto all'interruzione della gravidanza, prima di gettare via soldi in inutili campagne di sensibilizzazione, vi conviene battervi per far si che queste donne siano messe in grado di poter provvedere ai propri figli.

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