Visualizzazione post con etichetta Il mio Partito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il mio Partito. Mostra tutti i post

8 giugno 2013

Le amministazioni locali al tempo del liberismo - il testo del mio intervento a "Ricostruire Livorno"

Articolo apparso su Sel Livorno

Lascio di seguito il testo del mio intervento alla conferenza programmatica di SEL "Ricostruire e rinnovare Livorno per una nuova stagione" che si è tenuta sabato 8 al circolo Arci Farnesi a Coteto.
«
Le amministazioni locali al tempo del liberismo
Lo scopo delle amministrazioni locali è ovviamente quello di amministrare, il sinonimo di questa parola è "avere cura", quindi l'amministrazione di una città deve avere cura della relativa comunità, dei beni pubblici espressione delle esigenze dei cittadini. Con le politiche di contenimento del deficit di bilancio la nostra amministrazione centrale ha progressivamente sottratto il sostentamento di molte capillarizzazioni sociali della macchina amministrativa. Va notato che questo progressivo inaridimento è andato di pari passo a una maggiore pressione fiscale sui redditi degli italiani e non col contrario, pressione che inoltre non si é riverberata in maniera progressiva, andando quindi a impattare maggiormente sulle fasce sociali meno abbienti, quelle che, in virtù della onerosità della alternativa sussidiaria, divengono le naturali destinatarie dei servizi erogati dalle suddette amministrazioni. Non starò qui a dilungarmi sui concetti liberisti che stanno alla radice dei nostri problemi quotidiani, perché noi tutti li conosciamo, spero valga comunque la considerazione che é un abominio costringere ampi strati della popolazione a vivere nella frustrazione. C'é da dire che la pressione del sistema finisce sempre per generare i suoi anticorpi, pare di assistere a una legge naturale, sembra che ai fenomeni della natura delle cose ne corrispondano altri associabili a quella dei fatti. Difatti i cittadini rifiutano il vuoto nichilista generato dall'arroccamento istituzionale e rispondono a questa fuga formandosi ed organizzandosi, informando, facendo breccia nella informazione costringendo le istituzioni al dialogo e alla giustificazione. Come non parlare del bell'esempio di Bologna riguardo la risposta alle proposte sussidiaristiche dell'amministrazione comunale, prontamente rispedite al mittente accompagnate da una montagna di firme di privati cittadini, durante lo scorso referendum consultivo. Son cose che fanno piacere, un'altro bell'esempio da riportare, di tutt'altra dimensione ma di uguale spessore é il gesto del privato cittadino torinese che da solo ha salvato la biblioteca dei ragazzi di villa Fabbricotti, qui da noi. Altri esempi possono essere trovati nelle attivismi dei comitati, organizzazioni che trovano la giustificazione alla loro esistenza nelle inadeguatezze dei livelli amministrativi locali. Anche il grillismo é un'altra risposta a questo arroccamento istituzionale. L'amministrazione é una via ferrata angusta, e non ci sono passaggi agevolati, men che meno il considerare la famiglia alla stregua di una società in nome collettivo. La politica dei contenimenti deve avere come fine l'eliminazione della politica dei favori, agli sprechi delle risorse delle amministrazioni e non la privatizzazione delle amministrazione finalizzata alla conservazione delle caste. La corda è tesa, se si spezza la conseguenza sarà il termine della pace sociale.»

hashtag
#LivornoSel

Fonte

@andreapetrocchi

22 marzo 2013

Messa est

Io credo che la missione principale della dirigenza di un partito politico sia quella di meritarsi il dividendo di fiducia versato dai propri militanti, quantificato in ore e giorni sottratti agli affetti e stornati verso la causa della parte, chi a volantinare, chi dietro ai banchi delle istituzioni o dei quadri partitici.

La mancanza di questo dividendo preclude sia le feste da festeggiare che le piazze da riempire, perché il prestigio dei vertici è direttamente proporzionale all'impegno con cui viene prestata questa militanza.

Per quanto mi riguarda questo dividendo si é azzerato nel febbraio del 2010, al congresso, fra le claque giunte in autobus, le votazioni per acclamazione e gli insabbiamenti o le edulcorazioni delle mozioni scomode, quelle di Pardi e di Donadi.

Da quel momento, come molti, ho portato avanti una opposizione interna intransigente, personalmente ho materializzato questa protesta ribattendo su questo blog ciascun atto conosciuto compiuto dalla dirigenza del Partito in opposizione alla suddetta questione morale.

L'ho fatto perché ritengo che stigmatizzare pubblicamente certi comportamenti sia un deterrente riguardo episodi futuri, e perché avendo continuato a militare, sgomitando fra i banchi della circoscrizione,  mi sono guadagnato il diritto al mio dividendo, che era una gestione dei vertici consona al mio impegno e alle mie aspettative.

Sono entrato nell'IdV dalla porta principale, che per questo partito é stata quella della società civile, da privato cittadino ho scelto di prestarmi per la causa sollecitata da Di Pietro, che nel 2007 era quella della giustizia e del merito.

Sono passati sei anni, tre dal congresso del 2010, sei anni a misurare la distanza delle parole dai fatti.

"Fate quel che dico, non quel che faccio."

Qualche giorno dopo la famosa puntata di Report con cui la Gabanelli ha ucciso la figura politica del moscoso Di Pietro, il fondatore del Partito é stato invitato in televisione da Santoro, il Partito poteva ancora salvarsi, bastava rimettere il mandato davanti alla platea. Questo non è stato fatto, e per quanto mi riguarda l'IdV è morta quella sera.

Da quel giorno è passato del tempo, ho prima riflettuto, poi nel Partito è arrivato il circo, c'era chi stava col paracadute in mano pronto a lanciarsi su Rivoluzione Civile (come capo lista mascherato) sperando nel superamento dello scoglio, chi rimaneva in refrain, chi pareva tarantolato, chi armi e bagagli tornava da dove era venuto, chi faceva proposte, chi proponeva se stesso, chi voleva traghettare, chi tirava sassi nascondendo la mano, chi, da fuori, entrava in lista alla chetichella, e chi, fra le alghe e le correnti limacciose, continuava a strozzare il nemico interno di sempre come se nulla fosse, cadavere che strozza un altro cadavere dentro a un Titanic da settimane ormai adagiato su un fianco sul fondale dell'oceano.

Se i quadri sono questi allora il partito è finito.

Ho provato a produrre qualcosa di sensato, ho proposto una bozza, qualcosa per ripartire, che è finita come quelle risposte alle domande mai fatte.

Non vedendo un futuro ho deciso di porre fine all'agonia, ho rassegnato le dimissioni dalle cariche del partito ed ho tolto gli ormeggi.

Ho quindi veleggiato in splendida solitudine per una settimana, diretto verso nuovi lidi sospinto dal vento soave della mia esperienza: chi ha a cuore un'ideologia deve evitare i partiti post ideologici, quelli che ti vendono una figu come un ideale, quelli con dentro il personaggio del giorno, ieri il Di Pietro di Mani Pulite, come oggi Grillo. Prestanome, la domanda buona da porsi è "Prestanome di chi?"

Non sarò mai un grillino, perché la politica delle post ideologie è la politica dei partiti trasversali, quelli rinvenienti dalle quattro fette di metà maggioranza e metà opposizione che si gemellano, sono quelli i partiti reali, e a modellarli sono i differenti orientamenti ideologici dei singoli.

L'ideologia è potente, la ignori a colpi di marketing ma basta la prima votazione politica e i partiti si spaccano coma una cucuzza.

Dopo una settimana ho rivisto terra, il bello della politica è che è uno sport che si gioca fino a tarda età. Entrando ho incrociato gli sguardi di Gramsci, di Rosa Luxemburg, di Pertini, "a brigante brigante e mezzo!", mi stavano osservando appesi ai muri. Poi ho strinto le prime mani ed ho iniziato a conoscere i miei compagni, quelli, per dirla con Mario Rigoni Stern, coi quali spezzerò il pane nei prossimi anni, la politica, il quotidiano.

Nessuno di noi può sapere cosa diverrà nel futuro SEL, ma io sono fiducioso, se dimostrerà integrità morale è destinata a divenire l'alveo naturale della sinistra italiana, e quella parte politica di me entrando in quel portone in un misto di ansia, di fiducia e speranza, si è sentita a casa.


Fonte

@andreapetrocchi

9 febbraio 2013

Lo strano caso dell' On. Li Gotti, nato missino morirà anarchico?

Luigi Li Gotti

Se è vero che si nasce di sinistra e si muore di destra quella del senatore Li Gotti deve essere stata una vita vissuta tutta contro corrente, una vera faticaccia.

Breve cronistoria (tratta da qui): Nato nell'immediato dopoguerra a Crotone, l'onorevole Li Gotti entra in politica a vent'anni, da destra, con una tessera dell'Msi, un partito che secondo molti rientrava appieno nella fattispecie vietata dalla dodicesima disposizione transitoria della nostra Costituzione. Col tempo per il giovane Li Gotti arrivano anche gli incarichi, prima politici, segretario locale, poi addirittura istituzionali, come consigliere comunale. La vita sua politica è intrecciata a quella lavorativa, Li Gotti entra nello studio legale di Francesco Barbuto, anch'egli missino. Pare che uno degli associati dello studio fosse fra i 101 fascisti che nello stretto di Villa San Giovanni provarono a resistere alle truppe americane durante gli sbarchi del '45. Un conto a parte lo fanno le tessere di appartenenza, pare siano trentacinque, divise fra Msi e An, a testimonianza di un'appartenenza ideologica che non si logora neanche con la sosta dalla politica attiva.

Arriviamo ai nostri tempi, nel 2003 Li Gotti fa un salto nel futuro della post-ideologia ed entra nell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Nel 2008, liste bloccate, stacca un biglietto per una legislatura al Senato, dove impressiona molti, per competenza ed affidabilità, il sito Openpolis lo classifica tredicesimo fra 322 senatori.

Il fatto che vado a stigmatizzare col mio post accade quest'anno, Li Gotti si recide le radici missine e debutta alle presenti politiche come capolista al Senato in Sicilia con Rivoluzione Civile di Ingroia e della Federazione.

Fra l'ex missino Li Gotti e la rossa Rivoluzione Civile qualcosa non torna, è evidente, e intanto monta il caso.

Ignoro il motivo che ha spinto Ingroia a inserire capolista in Sicilia uno con i trascorsi di Li Gotti, a differenza dell'IdV dentro a Rivoluzione Civile si respira una chiara connotazione ideologica, e l'antifascismo è senz'ombra di dubbio un valore. Probabilmente Li Gotti rientra nelle compensazioni partitiche, dev'essere stato in qualche modo imposto da Di Pietro.

Stendiamo un velo sulla composizione della liste ingroiane, speriamo si tratti di errori dettati dalla fretta.

Riguardo a Li Gotti ho cercato in giro una presa di distanza dai propri trascorsi, ma la ricerca è stata vana. L'onorevole ha un suo blog politico ma dentro alla sua pagina ufficiale non c'è neanche un accenno ai tempi dell'Msi, gli peserà, con lo scandalo in itinere, io però avrei comunque apprezzato una maggiore franchezza.

A riguardo ho trovato soltanto uno stralcio, questa pubblicazione ripresa credo dal suo blog, nella quale l'Onorevole si rivolge a non bene precisati manovratori, come se il problema fosse sollevato da congiuranti, dai nemici politici.

Può anche essere, ma vede senatore, la matrice del suo problema viene da molto più lontano. Dimenticare la nostra storia non è soltanto un errore ma anche un torto. Per quanto mi riguarda il manovratore che lei addita è il mio stesso cuore, per me è offensivo essere rappresentato da una persona che non può definirsi antifascista, e le dico anche perché.

Il giorno che un antifascista siederà accanto a un fascista si renderà automaticamente vano il sacrificio di migliaia di giovani, che hanno lottato contro al fascismo, molti fino alla morte. Quella lotta ha cambiato il corso della storia di migliaia di famiglie italiane, quei giovani che hanno sacrificato la loro vita sull'altare dell'antifascismo non sono invecchiati, non hanno avuto figli, ne questi figli hanno generato altri figli, ed è nel rispetto di questi morti e di queste persone mancanti, cancellate dalla storia a causa del fascismo, il motivo della mia coerente avversione a lei, onorevole, al lordo della sua buona politica, e a tutti quelli come lei.

Riconoscendo altrettanta intransigenza nei fascisti dei nostri tempi, concludo censurando quello che non leggo: cosa da poco, lei onorevole non rinnega il suo passato, come possiamo allora noi leggere questa sua candidatura? come se il sottoscritto, antifascista, in antitesi verso i relativi principi morali accettasse di correre come capolista per un partito di estrema destra. Secondo lei la gente come leggerebbe un simile comportamento?

hashtag
#rivcivile
#LuigiLigotti

Fonte
Fonte
Fonte
Fonte

@andreapetrocchi

10 dicembre 2012

Il Caso Report, Di Pietro e la macchina del fango

Antonio Di Pietro e Milena Gabanelli

Ah, la cronaca, quanta disillusione, quella politica poi, son tutti casi creati ad arte.

Ripensavo all'affaire Gabanelli-Di Pietro, c'è una strana concomitanza di tempi fra la puntata di Report sugli investimenti immobiliari del noto politico e l'inizio della raccolta delle firme sui quattro referendum proposti dall'IdV, partita alcuni giorni prima.

Insomma, ho qualche dubbio sulla tempistica dell'uscita di Report, potrebbe essersi trattato di un tentativo, per altro riuscitissimo, di screditare l'Italia dei Valori agli occhi degli italiani, per fiaccarne la corsa referendaria.

Me lo confermano le vecchie magagne dipeitresche oggetto del sedicente scoop gabanelliano, che s'è limitato a togliere dall'armadio vecchi scheletri arcinoti, tutti casi che peraltro avevano già fatto cronaca negli anni passati.

Insomma pare trattarsi di un ennesimo ricorso alla macchina del fango, utilizzata questa volta per tentare di bloccare un ricorso popolare contrario ai populistici intendimenti di questa reazionaria legislatura.

Ma perché i referendum di Di Pietro fanno paura? analizziamo la cosa nei dettagli:

I cosiddetti quesiti anticastisti, il primo sulla abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti e il secondo sulla abolizione della diaria parlamentare, possono aver tolto il sonno a qualche deputato, ma non turbano i grandi tecnocrati della economia italiana.

I secondi due questiti invece, quelli che tentano di abrogare le manovre liberiste sui diritti dei lavoratori, sono affettivamente in grado di minare la manovra di bilanciamento dei conti operata dal presente governo.

E' quindi possibile che la saetta che ha folgorato Di Pietro sulla via di Vasto, luogo dove è stata registrata l'intervista di Report, sia stata telegrafata in modo bipartisan dai Palazzi romani.

Analizzando la questione in contro luce emerge nitido oltre la filigrana del moscoso Di Pietro il seppuku della Gabanelli, che derogando alla simmetria informativa che ha caratterizzato tutta una carriera sacrifica la propria autorevolezza per colpire l'Idv, l'unico Partito rimasto a non cantare nel coro di Palazzo Chigi e del Quirinale.

hashtag
#IdVStaff

Fonte

@andreapetrocchi

13 novembre 2012

Di Pietro, Cristo e Barabba

Marruccio (IdV)

Ottima analisi quella fatta stasera da Lerner su Antonio Di Pietro, pienamente condivisibile.

Condivido la critica agli stucchi contadini che Di Pietro ostenta durante le sue occasioni pubbliche, e sono ancora più d'accordo nel censurarlo quando millanta l'astuzia come una virtù.

Critico queste due maschere di Di Pietro proprio perché di due maschere si tratta, e come molti italiani vorrei che questo politico le gettasse, per farsi osservare come realmente è, con i pregi e i difetti, sia caratteriali che di concetto.

Credo che nel bene o nel male di ciò che ne risulterebbe, osservare un politico libero dalla impacchettatura del marketing sia un diritto connesso al diritto di voto di chiunque. E il gettare la maschera, dannato marketing, porta sicuramente dei benefici per demeriti altrui, perché, vado a memoria, nessun politico italiano ci mostra il suo "io" politico.

Cosa temibilissima il marketing, che qui in italia ha trovato un filone profittevole nella italica debolezza di dare credito alla simpatia. Alcuni politici (soprattutto uno, l'alter ego di Di Pietro) con la simpatia e il marketing è riuscito a governarci per delle legislature.

Ora che la sagoma politica di Berlusconi è stata riposta in soffitta - sostituita da un tipo col quale nessun italiano vorrebbe passare il fine settimana - il Di Pietro simpatico e guascone finisce per fare il paio con l'anti berlusconismo dipietrista, che ha mandato in bolla l'IdV durante l'era berlusconiana, ma che oggi è un pallone sgonfiato dall'eclissi di Berlusconi, nel senso che tutte quelle persone che si sono unite all'IdV attratte dalla schietta e motivata avversione a Berlusconi, oggi che Berlusconi non c'è più non trovano stimoli per sentirsi rappresentati, e così come sono entrati gonfiando le fila degli elettori, oggi che Berlusconi non c'è più si defilano, riducendo il Partito a quello che è, non per questioni di demerito di qualcuno, è solamente una pagina di storia che si chiude e che svincola le parti dalla comune solidarietà.

Viviamo un periodo politicamente incerto, Grillo, le primarie che rischiano di lacerare il Pd, coniugato con l'incertezza sulla legge elettorale che ad ogni gossip fa vorticare i gruppi parlamentari come dei fogli di carta in una giornata di libeccio.

E' il momento dei grandi cambiamenti, credo che per l'IdV non ci sia stato periodo storico più opportuno per girare pagina, affinandosi, senza cambiare. E' come se fosse giunto il momento di formare la crisalide, il passaggio da partito personale in qualcosa di più delimitato è di più democratico.

Anche in questo verso Lerner ci aiuta, facendoci riflettere, amaramente, quando chiude con un saggio ammonimento:
«Diffidate dai partiti personali, sempre e comunque!»

#IdVStaff

9 novembre 2012

IdV - i guai di Di Pietro dimostrano i limiti dei partiti post ideologici

Parti Socialiste

Riporto di seguito l'interessante ragionamento di un compagno, si tratta di un parallelo fra la concezione assolutistica della politica italiana riguardo se stessa e quello che invece accade al di fuori dei nostri confini, in Francia per esempio.

Consideriamo un partito francese, quello socialista, ed uno italiano, l'Idv, quest'ultimo preso alla bisogna dati i recenti trascorsi, ma, ne converrete con me, il discorso è estendibile a quasi tutto il panorama politico italiano.

Il Parti Socialiste sarebbe considerato da noi come un qualcosa di superato, difatti, basta leggerne il nome, c'è dietro un'ideologia, quella socialista. Da noi con una impalcatura ideologica simile resistono soltanto i comunisti (freschi di scisma dilibertiano) e quel che resta del Psi.

Il resto è marketing, ce lo dice l'etimologia della parola "partito", derivante dal latino "partìri" che significa "dividere", aggregarsi con persone dotate di gusti comuni MA diversi dall'universale. Da qui derivano molte cose, fra le quali il fatto che i partiti "moderni", quelli post ideologici, riassumendosi in un guazzabuglio con dentro tutto e il suo contrario, semplicemente non sono partiti. L'etimologia non ammette deroghe.

Ma veniamo al famoso parallelo:

Quando nel maggio del 2011 è scoppiato lo scandalo Strauss-Kahn sono bastate le dimissioni del politico, candidato socialista per le presidenziali, per sganciare il Partito dalla relativa parabola discendente, tant'è vero che un anno dopo i socialisti hanno vinto comunque con François Hollande.

Passiamo lo sguardo a casa nostra e proviamo a trasporre quanto successo fra Strauss-Kahn e il PS sulla testa di Di Pietro e dell'IdV, dove alla ipotesi del ritiro a vita privata dell'ex magistrato corrisponde la dissoluzione dell'apparato.

Quando basta ciarlare di vecchie magagne per minare alle fondamenta un intero Partito il significato che se ne può dedurre è che il solo collante di tutta la faccenda si riduce alla stima verso la tale persona - finita quella fine del Partito - mentre quando si passa dalla persona al concetto, al tramontare della figura, dedotte le opportune conseguenze, se ne esce facendo emergere una figura successiva, perché il concetto è più forte della persona.

E non mi pare un pregio da poco.

hashtag
#IdVStaff

Fonte

2 novembre 2012

IdV, la barca è sugli scogli e i topi sciamano via

Durante questi pochi giri di lancette dalla puntata della Gabanelli sul mio Partito e sulla persona che ne è stata il catalizzatore fondante, abbiamo osservato gli interventi di alcuni dei padri nobili della controcultura italiana, seguiti poi da altri interventi, provenienti questa volta dal ventre dell'IdV.

Mentre i commenti dei primi, Grillo e Travaglio, hanno riportato alla luce i lati positivi della figura politica in questione, esercizio utile per valutare compiutamente il valore della persona in oggetto, gli altri, Donadi e Pardi, hanno invece colto questa fase di debolezza del presidente per colpirlo alla figura.

Stigmatizzando a priori quello che è oggi il silenzio di chi al presidente è stato storicamente più vicino, in riferimento alle uscite di Donadi e Pardi devo invece dire che mi rattrista tanta aggressività, soprattutto se vista contestualizzandola in questi momenti, perché la trovo pretestuosa, leggo in questi comportamenti il tentativo della ricerca di una scena, cosa assai distante dalla volontà di contribuire a fare chiarezza sulla questione. Mi sembra insomma di scorgere dietro a queste uscite il tentativo funzionale al marketing e ai tornaconto pubblicitari di chi si affanna a piazzare per primo il prodotto sul mercato per cercare di riempire un vuoto.

Credo si stia assistendo ad un ennesimo lascito della nostra incerta storia democratica. Adesso che il leader è caduto, non si serrano i ranghi in cerca di conforto, non si tende alla ricerca di una soluzione, ma si esce a raggiera all'esterno del Partito ribattendo i propri aut aut.

E' un comportamento lontano dalla ragione che credo debba caratterizzare il prototipo del politico, lo trovo più simile alle leggi del regno animale, è come se all'odore del sangue appena rappreso sulle ferite del maschio alfa gli altri maschi finiscano per cedere agli istinti ancestrali, ed all'arricciare del naso a quell'odore di morte si finisca col litigarsi la carcassa fumante di Antonio Di Pietro.

Report ha riportato d'attualità quello che è un problema evidente almeno dal congresso del 2010, che è poi la somma di molti problemi, rafforzati dal tramonto della figura politica di Berlusconi, dalla dipendenza osmotica che lega in antitesi Di Pietro a questa figura, ed alla imposizione, naturale, causa inutilità, di scucire la politica del dipietrismo anti berlusconista dalla esteriorità dell'Italia Dei Valori, perché questo ha smesso di garantirci un extra iniziando a zavorrare il nostro gradimento. Come ho detto altre volte, da un po di tempo abbiamo iniziato a puzzare di vecchio.

Il peccato originale del nostro timoniere è comunque stato quello di ostinarsi a far crescere il Partito innestando talee esterne alla sua corteccia, che è radicata in Mani Pulite, nei girotondi e nella società civile, e che ha fatto affluire le brave persone, quelle che soltanto in noi hanno potuto riconoscersi, gente che è agli antipodi siderali dai suddetti innesti, da Razzi, Scilipoti, dai mercanti di tessere, personaggi giunti da noi già tarlati dalla partitocrazia.

La nostra gente, credo verosimilmente, non ha allo stesso modo mai potuto patire la figura dell'uomo-Partito, i molti collassi democratici travestiti da acclamazioni ed i ruoli dirigenziali spesso appaltati ad amici e parenti. La cambiale scaduta oggi, salatissima, consiste nella somma di queste opacità.  

Tutte verità, e quanta tristezza per i simpatizzanti, per i nostri militanti e per gli elettori, umiliati pubblicamente prima con i Razzi e gli Scilipoti, dopo con quanto successo nel Lazio e in Liguria, costretti a vedere il patibolo mediatico di Report con le sue storie trite e ritrite, ed infine basiti davanti al comportamento dei quadri del Partito.

Ma il disfattismo non ci serve, questo momento deve essere affrontato coesi, in maniera costruttiva, ne va della nostra storia. Sarò naif, ma rispondere a questi problemi con i ciclisti in fuga mi sembra l'atteggiamento peggiore per il Partito, serve invece che ognuno si ponga delle domande e ci rifletta pacatamente, che proponga la sua visione del futuro, e serve che queste idee si confrontino e si condensino, democraticamente, e che il popolo dell'IdV sia libero di scegliere la sua strada.

hashtag
#IdVStaff

Fonte

15 luglio 2012

C'è opposizione e opposizione

L'italiano è un individuo privo di mezze misure, se le aziende pubbliche sono dei carrozzoni pieni di raccomandati la sua soluzione non è fare piazza pulita e ristabilire il merito, è radere al suolo, è privatizzare. E non ce n'è uno su un milione, neanche fra i giornalisti, che alzi il ditino e dica «Ma, scusi.»

E' come inclinare un piano, si porta giù tutto.

Mi domando che cosa ci livelli tutti su questi minimi, ci mettono qualcosa nell'acqua che beviamo? Quando riusciremo a dare alla nostra democrazia una forma più evoluta?

Questa mattina ero al congresso provinciale del mio partito, e a un certo punto è uscito fuori che è inutile fare opposizione al Pd, è inconcludente.

Ci risiamo col solito discorso, le cose alla fine non è se le fai oppure no, è il come le fai. Dire "Ho fatto opposizione" senza spiegare come questa opposizione è stata fatta è un concetto troppo vuoto per non rivelarsi fuorviante.

E' come le fai, dipende dal "tuo" tipo di opposizione.

Viviamo nell'era della informazione, e chi governa risponde (in tempo pressoché reale) alla restante società. Per come la vedo io in questa ottica anche un fucile appare un mezzo di lotta desueto.

Se vuoi fare opposizione, fatta bene, devi sfruttare il potere che ti è stato dato, le possibilità di accesso alla informazione, devi prendere gli scheletri da dentro gli armadi del Palazzo e portarli fuori, stenderli al sole, cosicché la gente possa vederli, possa indicarli, possa giudicare. Devi ristabilire la simmetria informativa, perché poi chi governa è costretto nel torto e quel torto diventa un nuovo argine che crea un'ansa più stretta della precedente, all'interno della quale, almeno fino alla piena seguente, prende a scorrere la sua politica.

Viceversa, se si lascia fare, se si chiude un occhio, gli argini debordano, e il fiume tracima e tutto diviene pantano, limo fetido sul quale prosperano "gli affari". E poi magari ti becchi anche del colluso, anche non sei colpevole, ma il tuo lasciar fare ha contribuito, perché l'argine avresti dovuto farlo tu, e invece sei stato permeabile.

Sintetizzando, è il contrappeso politico la seconda gamba su cui cammina la democrazia, ma se non ti opponi vienimi a dire tu che razza di contrappeso sei?
#politica

Fonte

27 novembre 2011

Una soluzione "cinese" per la crisi del centro-sinistra

Partiamo da questo assioma: Il peso dei partiti lo decidono le urne. Ovvero: non è affatto detto che il Partito Democratico, al termine della futura tornata elettorale, riuscirà a mantenere il ruolo di guida della coalizione di centro sinistra.

Detta così, "a bocce ferme", con la situazione cristallizzata al 2008, con una "corazzata" Pd in schiacciante superiorità numerica sul principale coinquilino della coalizione (l'Idv) quanto appena sostenuto rischia di passare per una mezza bestemmia.

Però, se proiettiamo in chiave futura la fila di "tappi" che bloccano il rapporto di osmosi fra il Pd e l'Idv, se aggiungiamo gli attriti di parte del Pd con i "cugini" del Sel; se osserviamo le galvaniche interne al Pd, con la barra del partito un giorno in mano ai centristi liberali e l'altro ai socialdemocratici, se contestualizziamo questa cosa dal punto di vista di chi nel 2008 a questo partito ha affidato la propria delega, ed oggi, seduto nel punto esatto dove si aspettava di trovare Bersani e soci osserva il fumo dei camini oltre orizzonte, e se, infine, inserissimo all'interno di queste variabili un soggetto "alieno" alla politica d'oggi, un qualcosa per "sparigliare le carte", chi scommetterebbe di veder uscire dalle prossime politiche un rapporto di coalizione in traccia con quello del 2008?

La civiltà cinese, di mille anni avanti alla nostra, sostiene che la crisi sia uno stadio necessario allo sviluppo dell'organismo. Ne consegue che non ci sia cosa peggiore da fare che arginare l'evoluzione di questo stadio. Se crisi è crisi deve'esserci. Ma invece, nei rapporti fra i componenti della coalizione, così come nei rapporti all'interno dello stesso Pd, sembra che questa crisi sia stata cristallizzata sul nascere, con la conseguenza che il ghiaccio ha bloccato i meccanismi della macchina, e la coalizione di centro sinistra è diventata come uno di quei carro armati scheletriti che vengono fotografati dai turisti nei pantani della Normandia.

La cosa interessante da osservare è quanto il Pd e l'Idv siano ideologicamente sovrapponibili. In ambedue gli schieramenti si osservano, fatti i dovuti rapporti, le stesse resse fra liberali e democratici. Se da dentro l'Idv si avesse il coraggio di passare oltre lo one-man-party, se ci fosse ben chiara la percezione di quello che chiedono gli elettori, intendendo questi andando oltre a chi ha già votato Idv in passato, guardando anche gli elettori stancati dal Pd, oltre a quelli che nel 2008 non hanno votato, e se consci del fatto che possediamo nelle nostre corde la chiave per fare felici questi individui, ci sganciassimo dal fardello dei liberali e volgessimo il nostro sguardo a sinistra verso l'idealismo socialdemocratico, non saremmo forse in grado di attrarre a noi questi voti? Non potremmo "diventare noi il Pd"?


Se invece la mancanza di fegato impedisse all'Idv di giocarsela, non sarebbe questa una occasione d'oro per una costituente? qualcosa con una connotazione ideologica di matrice socialdemocratica, legata alle università (pubbliche) qualcosa da opporre agli "Apparati" e dalle tessere; ma non sarebbe questa entità, in coalizione con la Sinistra "programma alla mano", a "sparigliare le carte" alle prossime politiche?

Hashtags
#cantieresinistra

14 novembre 2011

Idv - Il berlusconismo è finito, tempo di iniziare una nuova fase. A sinistra c'è posto

« E così un bel giorno ti svegli sfebbrato, ti alzi dal letto, prendi le tue medicine dal comodino e le riponi in dispensa.Ora che non servono più il solo guardarle ti ricorda quando stavi male.»
Lo avevo già scritto tempo fa, ed i fatti di questi ultimi giorni, lo scoppio della bolla Berlusconi, mi impongono di riproporre questa riflessione. Ci ritorno sopra per il bene del mio Partito, l'Idv.

A proposito di Berlusconi Montanelli scriveva:
« Quell'uomo è una malattia che si cura solo con il vaccino, una bella iniezione di Cavaliere fino a diventarne immuni.»
Ora che il berlusconismo è finito, quando il virus tornerà con la prossima pandemia gli italiani si faranno trovare vaccinati.

Il Nostro partito deve molto all'anti-berlusconismo,perché ci ha portato un sacco di elettori, si tratta, per la massima parte, di gente simile ai pidiellini se non addirittura ai leghisti, gente faziosa, democraticamente ignorante, e che vota con lo stomaco.

E' stata una tattica utile (anche se subdola) un machiavellismo che ha pagato, perché è grazie al voto di questi italiani se oggi siamo rappresentati un po dappertutto, sia a livello centrale che in moltissime province e comuni italiani.

Si può discutere sul fatto che il rappresentare questa gente sia stato un bene o un male, come si può discutere se e come sarebbe andata conducendo una politica più "alta", d'alta parte siamo in Italia, e L'Italia, democraticamente, è ancora come un bambino delle elementari.

A prescindere da questo, da sabato sera il nostro investimento su Berlusconi è passato in perdita e dobbiamo liberarcene al più presto, perchè al finire di berlusconi anche l'anti-berlusconismo inizia irrimediabilmente a puzzare di vecchio.

La quota sta già iniziando a scendere, ed una prima conferma la si è vista stasera, quando Mentana, come ogni lunedì, ha dato i sondaggi, l'Idv ha perso un sonoro 0,4% sulla settimana precedente. Mentana attribuisce il calo al tango di Di Pietro sull'appoggio al governo Monti, ma secondo me a monte c'è altro.

I cinesi traducono la parola "imprevisto" con "probabilità": La morte del berlusconismo è quindi una opportunità irripetibile per il Nostro Partito. Quale momento migliore per fare autocritica, per aprire un cantiere, per accumulare energie per uno scatto in avanti, colmando questo nichilismo indotto dalla morte politica del nemico piazzando sulla scena politica nazionale un Idv rinnovato, un Partito finalmente fuori dalla larva, un Partito vero.

Il Pd non uscirà mai dal suo loop, rimarrà per sempre prigioniero della scelta fra essere un partito liberal-democratico o social-democratico. I suoi elettori, quelli svincolati dai suoi "apparati" non aspetteranno in eterno, sono in attesa, si guardano attorno e non trovano niente di meglio.

Dobbiamo abbandonare la forma dell'one-man-party, sostituendo il nome del Presidente con un'altro che aiuti l'elettore di centro-sinistra a trovare la via di casa. Io sogno un bel nome tipo "partito Socialdemocratico", secondo me non ne esistono di migliori.

Dobbiamo poi liberarci delle post-ideologie, ci hanno fatto molto male, quando in politica provi ad accontentare tutti, il risultato è lo scontentare tutti, meglio servire alcuni ma servirli bene, dobbiamo abbracciare alcune tematiche sociali oggi volutamente tenute in un angolo per non rischiare di scontentare qualcuno.

Il ritorno alle ideologie ci metterebbe faccia a faccia con gli elettori del Pd in fuga da #Lettino, da #MatteoRenzi e dagli altri transfughi della balena bianca.

Ho avuto pena per chi al congresso del 2010 propose di cambiare il nome del Partito in "Partito Liberal-democratico", perché questi, i liberali, secondo me, appartengono allo schieramento opposto.

In tutte le cose, non serve fegato, serve intelligenza.
      
#idvstaff

7 settembre 2011

Primarie di centro sinistra : Ci sarà anche Di Pietro

Dopo Bersani e Vendola anche Antonio Di Pietro si candida alla guida della coalizione di centro sinistra. Ecco sotto due passaggi interessanti relativi al comunicato:
« Costruire l'alternativa a Berlusconi non è facile, anche perché il Pd è attraversato da mille difficoltà e il “sì ma anche no” sembra diventato il suo mantra.»
e
« Credo che la soluzione ideale per l'individuazione del candidato premier siano le primarie, in modo che ognuno possa presentare il proprio programma e mettere in gioco la propria credibilità, e questo è un vantaggio sia per la coalizione che per i cittadini.»
Hashtags
#idvstaff
#pbersani

Fonte

5 settembre 2011

Oibò, anche il mio Partito ha venduto l'anima al Vaticano

Articolo scritto ai tempi della mia militanza nell'IdV e ad esso riferito.

Faccio due piccole premesse, la prima: io sono un agnostico convinto, uno di quei romanticoni che credono nella esistenza di un Dio, ma che non riescono a legare questo Dio al Vaticano. La seconda: in economia una cosa è il Vaticano ed un'altra cosa sono i cattolici.

Qualche tempo fa i radicali hanno presentato in commissione bilancio del Senato un emendamento per togliere alla chiesa cattolica l'odiosa esenzione Ici sulle sue attività commerciali. Erano in ballo fra i quattrocento e i settecento milioni di euro, tutto gettito fresco per le nostre esangui casse statali.

Sabato scorso questo emendamento è stato in pratica bocciato all'unanimità, e dico in pratica perché la coalizione di centro sinistra, in fuga dalle proprie responsabilità davanti agli elettori, è stata costretta a mettere in atto il solito penoso ed ipocrita teatrino: l'Idv si è astenuta ed il Pd (eccezion fatta per tre suoi deputati, ai quali stringo virtualmente la mano) è uscito.

L'esenzione quindi resta, i milioni evaporano, ed il mio partito compie un ulteriore passo nella direzione opposta a quella dell'Italia reale, quella che dalle assemblee dei movimenti e dai social networks, fino ad arrivare al cosiddetto "uomo della strada" sta telegrafando nello spazio la propria linea politica, in attesa che qualcuno recepisca il segnale. 

Questa gente, cattolica o no, non ne può davvero più di pagare i conti aperti dagli altri, foss'anco il Papa. 

Se per trovare la vita cercando fra le pieghe degli Apparati del Pd le speranze stanno a zero, per l'Idv, Partito nato come movimento dai girotondi della società civile, che con il referendum di giugno ha raccolto le messi di questo patto con la società reale, mi pare sia iniziata una strana esibizione, un Harakiri dinoccolato su un palcoscenico da sala parrocchiale, per sperare di raccattare voti dalle canoniche. 

Un'altra cosa per chiudere: Pdl, Lega, Fli e Udc hanno votato contro l'emendamento, in piena "rappresentanza ideologica" del voto raccolto dai loro elettori.

#idvstaff
#pbersani
#bastasprechi
#bastacasta
#italianrevolution

Fonte

1 settembre 2011

Caro Presidente non aver paura, spacca la cucuzza

Due articoli, postati in nemmeno ventiquattr'ore sul sito di Antonio Di Pietro, che visti da soli sembrano appartenere agli uffici stampa di due Partiti differenti.

Il primo parla del referendum di giugno e della volontà popolare di riportare sotto l'ombrello pubblico tutte le partecipate statali.

Questo articolo ha scaldato molti cuori, ed e' stato condiviso dentro al nostro Partito, ha generato dei dibattiti.

Il secondo articolo parla invece dell'adesione dell'Idv al correntone liberale europeo dell'Alde e del fatto che quindi l'Idv, referendum a parte, non e' un partito social democratico ma liberale.

Ha ragione mia madre quando dice che in una coppia due cervelli con visioni opposte equivalgono ad un cervello con attitudini schizzoidi.

Colpa dei post ideologismi, ma anche degli opportunismi di questo partito cresciuto troppo in fretta.

Tornando ai due post, sono abbastanza convinto che il secondo sia stata una specie di correzione del primo, uscito per sedare gli umori della corrente liberale interna al Partito.

Presidente, il primo articolo e' stato un tentativo? Se si la prego, continui.

Cosa contano di più? Le caldane dei nostri deputati centristi oppure il desiderio, espresso con chiarezza plebiscitaria dagli italiani durante lo scorso referendum, di avere un partito social democratico degno della loro fiducia?

Se la correzione del secondo articolo risponde alle esigenze di tener buoni dei parlamentari, non dimentichi gli effetti letargici che portano il parlare di liberalismo ai nostri possibili futuri elettori.

Lei crede che gli elettori della cosiddetta coalizione di centro sinistra (ma sarebbe più franco parlare di coalizione social democratica) siano contenti del Partito di maggioranza?

Lei, presidente, non vede che questa gente e' stanca di votare per un partito social democratico a parole e liberale al momento del voto?

Questi italiani, aspettano, e non sono da soli, con loro c'e' anche chi ha smesso di recarsi alle urne, anche questa gente oggi attende.

Non meritano i teatrini giocati confidando sulle dimenticanze, gli italiani hanno smesso di dimenticare, gli italiani di oggi hanno le orecchie dritte e non vogliono sentir parlare di controsensi.

Hashtags
#idvstaff


Andrea Petrocchi 

30 agosto 2011

Manovra - riduzione dei parlamentari : tagliare le teste è pericoloso, meglio tagliare gli stipendi

In natura solitamente il pesce grosso mangia quello piccolo, in politica non si fa eccezione.

La cronaca italiana di questi giorni è alle prese con la paventata ipotesi del governo di dare una bella sforbiciata ai nostri parlamentari, di ridurli della metà.

Si tratta appunto di lotta per la sopravvivenza, in un habitat, quello del parlamento della Repubblica italiana,  mutato catastroficamente in peggio, da quando l'informazione ha fatto breccia ed è divenuto di dominio pubblico l'uso privatistico della delega ricevuta dagli italiani.

E così, l'habitat dove coabitavano in pace e prosperità due tipi di politico, le starlettes parlamentari ed i peones, si è fatto improvvisamente angusto, ed i primi, nell'intento di dare qualcosa in pasto alla folla rumoreggiante, dovendo scegliere fra decurtarsi della metà lo stipendio e dare un calcio nel culo ai peones hanno scelto questa seconda ipotesi.

Chi scrive è un evoluzionista convinto e grande fan della natura, però riguardo questo caso debbo segnalare che la guerra civile che si stanno facendo i nostri bramini può andare a scapito della rappresentanza di suddetta delega, perché i 945 bramini italiani sono alla camera ed al senato in rappresentanza dei loro territori, e tagliandoli della metà viene tagliata allo stesso modo la rappresentanza, allontanando, forse definitivamente, l'organo legislativo di questa Repubblica dai suoi cittadini.

E c'è dell'altro: è assai difficile controllare un parlamento composto da mille deputati, c'è comunque chi c'è riuscito, e cinquecento deputati sono anche più facili da gestire.

Meglio lasciare tutto così, e prendiamo un'altra strada, quella che sforbicia della metà gli stipendi, non le teste, dei nostri parlamentari: risultato economico identico, senza dover affrontare il rischio di trovarci in casa una dittatura, di fatto, addirittura peggiore di quella attuale. Ma vallo a dire ai parlamentari!

#bastasprechi
#idvstaff

23 luglio 2011

IDV - una proposta: Perché dobbiamo iniziare a parlarne


Il berlusconismo è, così pare, alla frutta. Andato via lui anche l'anti berlusconismo inizierà a puzzare di vecchio. Se vai a chiedere agli italiani qual'è l'anti Berlusconi per antonomasia, dalla Valle d'Aosta alla Puglia tutti indicano Antonio Di Pietro. Serve secondo me giocare d'anticipo, ora. Dobbiamo rinnovare il Nostro Partito. Con l'occasione potremmo toglierlo dalla vetrina del post ideologismo. Perché lo merita un Paese maturato, perché lo "one man party" lo abbiamo copiato da lui, perché un Partito ideologico è un Partito unito, viceversa si creano fratture trasversali ad ogni tema trattato, ed infine perché chi non ci annusa oggi lo fa perché non sa se siamo nella sua dieta oppure no, e tanti di questi, oggi, giudicano il Sel troppo a sinistra votano Pd turandosi il naso.

Quanto sopra è una mia umilissima proposta, credo che il sistema scandinavo sia nella naturale collocazione ideologica del Nostro Partito, Oggi. 

Hashtags
#idvstaff

7 luglio 2011

Idv - sui nastri di partenza una raccolta di firme per abrogare le province più vari referendum contro i privilegi degli Apparati: Finalmente rivedo l'Idv che piace a me

In seguito ai fattacci relativi alla mancata abolizione delle province, Antonio Di Pietro passa al contrattacco ed inizia a raccogliere le cinquantamila firme necessarie per presentare una legge di iniziativa popolare sulla abolizione dei famosi parcheggi per politici trombati e simili. Ma non finisce qui, l'Idv promuoverà un referendum chiedendo l'abolizione dei vitalizi per i parlamentari, i tagli dei rimborsi elettorali ai partiti, la riduzione di auto e voli blu, l'accorpamento dei comuni, il blocco delle consulenze, la soppressione degli enti inutili e nuove regole relative ai consigli di amministrazione delle partecipate. Sono tutti referendum abrogativi, forse qualcuno sta iniziando a pentirsi. Resta solo da chiedersi a cosa ci servano oggi i politici, se ogni volta che c'è da fare qualcosa ci tocca riprendere in mano la delega e farcelo noi italiani da soli.
  
Hashtags
#referendum
#referendum2011
#idv
#pd
#bersani

Fonte

5 luglio 2011

... E sulla soppressione delle province, dopo un pomeriggio di assemblea, il Pd decide di astenersi

Non hanno trovato la quadra, così sulla proposta targata Idv di sopprimere le province, costo ben centoquindici miliardi di euro l'anno divisi in centodieci province inutili (il 73% dei loro bilanci se ne va nel mantenimento delle province stesse) il Pd decide per l'astensione, perché hanno un piano "B" molto più ragionato (strano, perché o si taglia oppure no, sulla soppressione delle province non si può essere in cinta soltanto un po) e comunque non vogliono esprimere una posizione contraria. Se il discorso appena concluso vi pare un po "gezzato", non è colpa mia, sono parole del povero Dario Franceschini, costretto a tirare le somme fra gli umori opposti, su questo tema (novità!) delle molteplici anime di questo pazzo pazzo partito. Coglione chi li rivota, perché quel che conta è che questa astensione è un "Sì" in meno e quindi un "No", centoquindici miliardi di euro che potevano entrare nelle tasche di chi oggi arranca e che invece verranno tirati per l'ennesima volta alle rondini, per colpa loro.    

Hashtags
#sapevatelo
#pd
#province

Fonte
Fonte
Fonte

27 giugno 2011

Nuovo sondaggio

Di Pietro guarda al centro, De Magistris a sinistra. A giudicare dalle iniziative che hanno connotato la linea politica di questo Partito, come inquadreresti l'Idv?

Su questo tema ho lanciato un sondaggio, lo trovate fra gli altri di lato ai post. 

A sinistra, con De Magistris

Se una cosa l'ultimo referendum l'ha dimostrata, questa è senz'altro che andare a cercare voti al centro è un esercizio rischioso, una mano di poker a puntare con una coppia, cerchi il tris, e non arriva mai, chiedere a D'Alema. Se un'altra cosa il referendum del 12 e 13 giugno scorsi l'ha dimostrata, questa è che a sinistra c'è una certa stima per l'Idv, partito visto come il confine destro della coalizione, ma non per questo  percepito estraneo, a causa della lotte, iniziate e sostenute con convinzione, dalla base come dal vertice, non solo a favore della legalità, valore molto caro a sinistra perché egalitario, ma anche e soprattutto per la lotta a favore dei beni pubblici, la difesa della comunità, sentimenti tanto cari a tutti noi. A sinistra c'è un certo affollamento, è vero, i tattici indicano il centro sicuri di trovare spazi per crescere, c'è da domandarsi però quanto di questo elettorato centrista sia costituito da voti mobili, non appartenenti al "do ut des" dello zoccolo duro dei vari Fli, Udc e soci. A sinistra c'è folla, è vero, ma Vendola deve sempre confermare coi voti tutte le belle intenzioni sostenute a parole. Noi no, tutti conoscono la nostra lealtà. Ha ragione De Magistris quindi, barra a sinistra, è li che dobbiamo rimanere.

#demagistris
#sinistra

Fonte      
Andrea Petrocchi

14 giugno 2011

Referendum 2011 - riflessioni sul post voto : Pd in loop

Tre dei quattro quesiti del referendum 2011 sono stati votati esclusivamente grazie alle firme raccolte dal mio Partito. Ricordo che durante la raccolta Bersani non era per niente favorevole all'idea. Premetto che non ho trovato la fonte che citava questa uscita, e a dire il vero questa cosa mi insospettisce un bel po, perché ho scavato su Google per una mezz'ora buona, pare roba da Winston Smith. Il succo di quel discorso però lo ricordo benissimo, diceva che era meglio non farli questi referendum perché sarebbero stati un fiasco ed alla fine avrebbero addirittura avvantaggiato B. Le fosche previsioni di Bersani, un paravento che, secondo me, celava intrighi e commistioni interne al Pd, credo ancora attualissime, si sono trasformate in un sostegno al referendum senza se e senza ma appena poche settimane prime del suo svolgimento. Quello che proprio non mi va giù di questa storia, e davvero non lo sopporto - è come avere una lisca piantata di traverso in gola - è che migliaia di compagni si sono sacrificati, gratis, per dei mesi, esposti alle più varie condizioni metrologiche per raccogliere le firme, poi arriva questo, che ha pure remato contro, e si prende il merito. E la coerenza?

Nota: Se qualcuno ha una pezza d'appoggio a riguardo e me la vuole girare metto il link.

#referendum
#referendum2011

Andrea Petrocchi