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23 maggio 2014

Il manuale della perfetta campagna elettorale parte prima

La politica è in tutto, è nel modo di piangere del lattante che cerca di attirare a se l'attenzione della madre perché ha fame e nei modi scaltri dalla madre per soddisfare questa richiesta di attenzione in determinati archi di tempo. La politica è nei modi di fare.

Anche una campagna elettorale ha le sue politiche. Per i politici di oggi il marketing è la politica azzeccata, secondo me c'è troppa America in giro, e questa gente l'America se la beve ma è tutta una questione di enzimi.

Critico il marketing pacificamente globalizzato, organicamente standardizzato, che è una tecnica sbagliata da principio perché vuole farti scegliere un prodotto fra varie eccellenze arricchendone la presentazione, che non è merce, e che sempre più spesso giustifica la sua inopportunità finendo per favorire un prodotto discutibile rispetto a un altro eccellente.

Poco tempo prima delle elezioni fioriscono questi prodotti, facce attaccate ai fianchi dei bus, oziose e statiche sui cartelloni delle periferie, opportuniste e sornione dentro alle cassetta delle lettere.

Vanno di pari passo alle inaugurazioni, ai lavori frenetici sulle strade, così come a quelli sui marciapiedi del centro, alla messa in piega del verde pubblico, altre forme di marketing.

Cosicché, al determinato giorno, tutto è pronto e la città è tirata a lucido per la sua liturgia, e queste immagini dei politici che hanno quasi del tutto soppiantato la pubblicità sono il giubilo del circo della dittatura delle immagini.

Tutte quelle forme e quei colori sovraesposte a ciascun contenuto marginalizzano ogni forma di comunicazione, restano li per espletare la loro immagine di maschio ingordito o di femmina bulimica, losanghe borghesi di scimmiottamenti del mondo della pubblicità.

L'ipocrisia sta in questi margini, nella inversione della forma sul contenuto, in queste urla mute della pubblicità delle bolle di schiuma ben incartate, nella pretesa che a tutto questo chiasso corrisponda una risposta differente dal chiedere il perché la politica ci prenda tutti quanti per dei bambini a cui rifilare un Happy Meal.

C'è del marcio nel marketing, e credo sia tempo per una critica luterana, serve salire sopra a questo vecchio modo di mercificare l'assenza di idee, e da quel cumulo di ossa polverose tentare una nuova formula per dare vita osmotica al rapporto fra eletto ed elettore.

A questo fine trovo calzante una frase trovata pochi giorni fa in un articolo di Marco Travaglio: 
« Nelle leggi della natura i predatori tendono a migliorare la specie predata. »
C'è la percezione oggettiva della perdita del senso dell'utilità delle cose, non credo che per la politica ci sia altro spazio oltre a quello di rientrare nell'alveo in cui essa fu creata.

Torneremo alla politica intesa come la root del sistema e non come la sua interfaccia, la politica deve essere quella mano invisibile che migliora la nostra vita di tutti i giorni. 

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5 maggio 2014

Il culo della velina Bacchiddu non è sinistra (e neanche politica)

Tsipras, in bikini per le Europee: l'ironia della portavoce
« Ciao. E' iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo. Votate L'altra Europa con Tsipras. (*) »
Facciamo un salto indietro a prima dell'invenzione del denaro, a quei tempi vigeva il baratto e ci si scambiavano le cose, sempre mercato era comunque.

Adesso veniamo ai beni oggetto del virgolettato, la foto di cui sopra, spammata trasversalmente sui media senza pietà. L'idea è quella di sparare nel mucchio, un mucchio grande come l'intero elettorato, con l'atteggiamento ipocrita di chi punta di concludere l'affare cercando di buttarla in simpatia. Il venditore che si vende al posto del bene proposto, che in questo caso è la politica di Tsipras. Quindi si parla di marketing.

E ogni volta che un politico di sinistra ricorre al marketing muore un Che Guevara.


Ora, effettivamente qualche bontempone per niente interessato dalla politica sarà colpito da questo messaggio, quello che mi domando è quanto la sinistra abbia bisogno di questo tipo di elettore.

Al netto dei velinismi indotti dalla nostra cattività nella presella Berlusconiana, guardo quella ragazza e mi torna in mente quanto letto tempo fa, quando ai primordi della storia le femmine degli ominidi, che non potevano cacciare perché limitate in questo senso dallo svezzamento dei piccoli, erano obbligate a vendersi ai maschi per ottenere il cibo che questi riportavano dalla caccia.

Quella foto, oltre ad essere apolitica e populista riporta la donna allo stesso tipo di baratto, un pasto per un voto.

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La frammentazione partitica da tutti i punti di vista con un'idea per superarla

In riferimento a certe dinamiche osservabili per altro a ogni latitudine e longitudine partitica, capita spesso che delle minoranze interne, animate per altro da nobili scopi ma però prive di lungimiranza finiscano col fuoriuscire dall'alveo democratico del partito di appartenenza pletorizzandosi in partito nuovo che nove volte su dieci finisce per connotarsi più per lo sparare palle incatenate verso il partito di provenienza che per altri motivi.

A monte di questa scissione c'è la mancanza dei numeri necessari a ribaltare la situazione in modo democratico, chi opera per gli interessi del Partito dovrebbe a questo punto tornare in traccia limitandosi al ruolo di minoranza interna, il discorso però non è così facile, e secondo me verte sulle regole democratiche interne a quel partito.

Una buona regola per conservare la monoliticità potrebbe essere quella del voto a "quasi" unanimità, perché, al netto delle frange estreme, marginalizzabili in quel "quasi", il voto alla quasi unanimità obbliga la maggioranza e la minoranza al dialogo e alla mediazione. Secondo me, molti dei casi sopra riportati sono conseguenti alla frustrazione della minoranza nel non veder riconosciuta la propria rilevanza, cosa indotta da maggioranze più risicate.

Ovviamente la soluzione a questo schiacciamento sarebbe pagata dal punto di vista della minore reattività.

Il problema è comunque da porsi, perché alla fine il risultato più evidente è il grossissimo regalo fatto al principale partito dello schieramento opposto, che senza battere ciglio beneficia dai minori numeri del partito avverso.

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#politica
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7 aprile 2014

MANDA IL PETROCCHI IN CONSIGLIO COMUNALE


Secondo calcoli incrociati alla bell'e meglio fra noi tre consiglieri superstiti giovedì prossimo decadiamo tutti quanti come da statuto, inizio quindi la mia personalissima campagna elettorale per le prossime amministrative del 25 maggio.

La natura tende per le vie semplici, qui trovate il mio bios politico e qui tutti i miei atti relativi alla concludenda legislatura, ho prodotto anche una cifra esorbitante di post, buoni per farsi un'idea su come la penso, se mi giudicate all'altezza di quanto vi sto chiedendo allora entrate nella cabina elettorale e scrivete "Petrocchi" accanto al simbolo di "Sinistra Ecologia e Libertà".

Conosco bene il valore della fiducia, e sono in grado di farla valere dal primo all'ultimo giorno della prossima legislatura.

Questi sono i miei contatti: votapetrocchi@email.it e @votapetrocchi su Twitter.

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#Livorno
#amministrativeLivorno
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11 marzo 2014

DFW e le primarie di cs di domenica prossima

Non c'è bisogno di scomodare David Foster Wallace per conoscere quali esiti avranno le primarie di domenica prossima.

Se, come spera l'Apparato, l'affluenza sarà Bassa, allora lo "zoccolo duro" del principale partito di coalizione avrà vita facile nel veicolare gli esiti.

I tristissimi casi riportati ultimamente dalle cronache nazionali, il ricatto del voto alla povera gente attuato tramite il rimborso della quota e chissà quali promesse, sono soltanto un esempio di come sia facile distorcere le buone intenzioni dei tanti concittadini democratici che confidano nello strumento delle primarie.

Non dico che anche domenica vedremo episodi del genere, dico invece che se domenica saremo davvero in tanti, allora anche eventuali biechi tentativi distorsivi verranno stemperati dal voto della massa.

Quindi esorto per quanto mi è possibile i concittadini a fare ricorso al loro senso civico; per quanto mi riguarda domenica prossima sarò a presidiare il seggio. State coi vostri cari, nel durante però documentativi e poi venite a votare, che in ballo c'è il vostro candidato sindaco per la prossima legislatura.

Perché la democrazia partecipata è una gran bella cosa, mentre quella lasciata a se stessa diventa il pasto degli ominicchi di partito, e di quella democrazia li si può anche morire.

« [...] elettori giovani e annoiati dalla politica, che non vi disturbate a votare, di fatto votate per gli arroccamenti dei due principali partiti, i quali, statene certi, stupidi non sono, anzi hanno profonda cosapevolezza di quanto gli convenga mantenervi in una condizione di disgusto affinché il giorno del voto ve ne restiate a casa a vedere Mtv.
Non votare è impossibile. O voti votando, o non facendolo raddoppi il voto di un irriducibile.»
DFW
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#Livorno
#primarielivorno


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26 febbraio 2014

[...]

Sarebbe bello se in un incontro sportivo internazionale uno dei contendenti dicesse al suo sfidante di non riuscire a contestualizzare la cosa dal punto di vista delle differenti nazionalità ma di intendere la sfida sportiva come scontro fra due uomini diversi affratellati dal fatto di essere espressione dalla stessa specie. E sarebbe magnifico se una volta salito sul podio il vincitore si strappasse di dosso ogni riferimento a stati e bandiere.

Sono convinto che se l'umanità non si fosse inscatolata all'interno di inutili confini avremmo risparmiato parecchie energie e oggi saremmo un bel pezzo avanti rispetto a dove siamo.

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30 gennaio 2014

Il millesimo post


Questo è il mio post numero mille, tanta è l'acqua passata sotto questi ponti dal 2009, anno di entrata a regime di questo blog (i primi vagiti sono però degli ultimi mesi dell'anno precedente).

"Mille e non più mille" sostenevano i teorici medioevali sulla fine del mondo, il 1000 però lo abbiamo doppiato e siamo sempre qui, in cammino verso la società ideale, intenti a discernere il bene dal male, fra vette eccelse che ci innalzano al cielo, e crimini, verso noi stessi e il nostro stesso pianeta, che a pensarci mi vien da dubitare su chi sia veramente l'animale più stupido della Terra.

Chiudo questa piccola commemorazione con una frase attribuita a Yuri Gagarin, il primo uomo nello spazio:
« Da quassù non vedo nessun Dio, ma la Terra vista da qui è bellissima, senza frontiere ne confini. (*)»
Ci arriveremo, un giorno, ci conto.

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12 gennaio 2014

Una aliquota Irpef al 99% per il più ricco 1%

La cronaca di qualche tempo fa ci presentava un affascinante parallelo,  quello fra più ricco 1% che nella quasi totalità del mondo occidentale detiene gran parte della ricchezza del Paese, e del restante 99%, costretto a spartirsi la parte rimanente.

L'esistenza di questa distorsione è la prova tangibile della immaturità della nostra società, in cammino da più di duecento anni e non ancora in grado di sopraffare uno sparuto 1% in termini democratici.

Molto è da fare, basti pensare al "quarto potere" dei mezzi di informazione, spesso lontani dalle simmetrie informative, spesso costretti dagli editori al ruolo di creatori di consenso, guardiamo ad esempio i maggiori quotidiani nazionali, che da noi sono in mano a tre persone.

Si è parlato di azionariato diffuso, una ricetta semplice semplice per dare a ciascuna azienda che fa informazione una veste democratica differente dagli attuali Califfati.

Ma questo 1% è troppo forte, e noi, il restante 99% siamo professionalmente distratti dai nostri poteri, portati a credere che l'impegno civile sia tempo perso, e che il voto nel seggio non sia poi tanto importante.

Comunque in termini nominali sempre di un 1% si tratta, non parlo dei normali ricchi, dei professionisti col macchinone e la casa al mare, per il famoso 1% queste persone non sono distinguibili dal resto della massa.

Allora perché non fare un patto sociale? Perché non fare solidalizzare in una laica comunione d'intenti i ricchi con i piccoli borghesi e i proletari, per cancellare dalla faccia della terra questo inutile 1%, poi ognuno per conto suo.

Basterebbe poco, aggiungere una aliquota Irpef per i redditi altissimi: uno scaglione al 99% per il più ricco 1%.

Andrea Petrocchi

2 gennaio 2014

Il mio commento al post di Marco

Riporto di seguito un mio commento a un post pubblicato su Quilivorno, si parla di trasporto pubblico.

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Caro Marco, Mi sento di dirti che se vuoi cambiare Livorno nel senso che vuoi tu alle prossime amministrative di primavera devi andare e votare e votare a sinistra.

E’ questo il grande potere, la partecipazione, che la democrazia da a ciascuno di noi e guarda bene, che quelli che parlano male della politica lo fanno consapevolmente per limitare questo potere.

Sono gli Apparati, le “mani forti”, che intendono piegare a loro favore la redistribuzione del gettito.

Sono convinto che la mala politica sia figlia di questa asimmetria.

E se anche i partiti, anche quelli di sinistra, sono spesso percepiti come dei “blob” inutili la soluzione è sacrificare un ora della nostra settimana all'impegno sociale, e vedrai che la rivoluzione democratica del nostro Paese sarà compiuta.

Se capirai quello che voglio dirti e se lo capiranno gli altri, specie i passivi che invece di andare al seggio se ne restano a casa (con somma contentezza dei suddetti poteri) torneremo a guardare alla società dei diritti, come quello, giustissimo che sottolinei tu, di poterti spostare liberamente senza essere costretto a privatizzartelo, questo diritto, oltre a quello sacrosanto di respirare aria non inquinata.

Per realizzare quanto desideri non serve un miracolo, basta aumentare le corse dei bus e limitare l’accesso al centro da parte del traffico privato, incentivando i parcheggi di scambio, gran parte dei quali sono già esistenti.

Più che soldi serve la volontà politica, che qui a Livorno, oggi, è un fatto, va più verso la privatizzazione.

Un saluto. Andrea Petrocchi

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#trasportopubblico
#Livorno


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21 dicembre 2013

#laeffetv - Lo slancio erotico dei Feltrinelli

Sono un lettore notturno, e questa mia caratteristica mi porta alle volte in determinate situazioni, più precisamente al rivegliarmi dopo degli assopimenti domandandomi se quella tale cosa l'ho letta o se la stavo sognando.

Una di queste esperienze l'ho avuta con un presunto articolo su Bertinotti e sulla attrattiva pseudo erotica che deve avere la sinistra per riuscire ad attrarre a se le masse. Ho provato più volte sui motori di ricerca ma quel pezzo non viene fuori, ho quindi più di una possibilità di essermelo sognato.

Ecco, questo articolo, che non so se è davvero di Bertinotti o piuttosto frutto dei miei contorcimenti mentali, questo avere per il progresso, le libertà e gli altri stilemi della sinistra lo stesso slancio che prova Pierino guardando la Fenech dal buco della porta è un discorso che condivido appieno.

È strano che sui think thanker che seguo io, che è roba abbastanza pionieristica, non si sia ancora iniziato a parlare de "La F", il canale della Feltrinelli sul digitale terrestre, perché sono convinto che da quelle parti, in aperta antitesi sugli altri canali, si stia iniziando a trasmettere qualcosa del genere.

Canale 50, e date un'occhiata al suo palinsesto.

#laeffe

11 dicembre 2013

La classe media, croce e delizia dei nostri tempi

Questo post intende chiudere un discorso iniziato da altre parti, dal Gilioli in particolare, stimatissimo giornalista, e intende farlo per due motivi particolari: il primo, ovvio, credendo di dare un contributo utile a espandere un nascente dibattito su quello che credo sia il vero nocciolo della situazione qui da noi, e il secondo perché si inizia finalmente a dibattere su di un argomento, la classe media, la cui angolarità socioeconomica è oggettivamente evidente. Su questo tema mi sono speso ampiamente in tempi più o meno recenti.

Inizio riportando il link al post di Gilioli, che è intitolato "Il ceto medio che ci meritiamo", eccolo, buona lettura, a seguire il mio contributo.
- -
Inizio plaudendo all'ottimo parallelo sulla frammentazione culturale della nostra classe media, cresciuta senza le polarizzazioni sociopolitiche proletarie. Poi estrapolo il seguente brano:
« Però è il ceto medio che fa la condizione di un Paese: la sua prosperità o il suo disastro, il suo ottimismo o la sua disperazione, la sua civiltà o il suo fascismo. Noi abbiamo il ceto medio carico di paure e di rabbia di cui ci parla il Censis: in difficoltà quando deve affrontare spese impreviste, terrorizzato dalle bollette e dalle lettere di Equitalia, in cerca perenne di promozioni nei supermercati, che ha tagliato i cinema e i ristoranti.»
Dovremmo domandarci cosa abbia spinto la classe media in questo stato, la risposta è che è il Sistema a volerla cinica, la vuole priva della libertà intellettuale, chiusa dentro alle batterie, perché la massimizzazione del suo compito data la sua importanza economica è il Pil, ed è questa la dottrina che dovremmo iniziare a combattere, non solo in Italia ma nell'intero occidente.

I segni che la classe media si porta addosso sono la conseguenza di questi eventi.

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#cantieresinistra


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5 dicembre 2013

[...]

A riprova della fallacita' della nostra specie non dobbiamo dimenticare mai che noi siamo più o meno le stesse persone che verso la metà degli anni ottanta, dinansi allo sgretolarsi della middle class americana e all'avvitamento della parabola finanziaria di tutte le famiglie operaie occidentali della industria delle materie prime hanno risposto a questi fatti con la teoria della ricaduta favorevole, quella "Trickle-down economics" che è riuscita a darci a bere che per aiutare i nuovi e vecchi poveri andavano dati più soldi ai ricchi.

2 dicembre 2013

Civati vs. Fabio Fazio

"Che tempo che fa" manda in onda Cuperlo e Renzi ma continua a ignorare Civati. I poteri forti dell'estabilishment partitocratico ben sanno la rilevanza mediatica di quel palcoscenico e temono la rimonta dell'ex consiliere lombardo con la sua mozione bottom-up.

La banda Fazio, sotto alle apparenze bonarie e raffinate è in realtà una macchina da guerra chirurgicamemente affinata per veicolare il consenso, caleidoscopizzando nell'etere gli alfieri graditi ai poteri forti e rilegando nell'oblio della relativa ignoranza chi non è in grado di assicurarsi una informazione approfondita.

E' condito di queste ipocrite mancanze di platealita' il nostro tempo, la partita è stata venduta, ma l'arbitro ha mestiere,  e il pubblico strafatto applaude all'ennesima claque, che non è quella televisiva, la partita che preme all'editore sono ovviamente le primarie.

22 novembre 2013

La "sinistra" di un paio di posti a tempo zero

Camila Amaranta Vallejo


Per il bootleg di Niki Vendola e per un Civati che non fa prezzo, c'è una ragazza, vedi fonte in calce, venuta su da dove si deve venire, ovvero dalle università, che fa sognare.

Se traccio una riga e sommo le buone con le cattive notizie di questa settimana, il saldo e' comunque positivo, tanta è la fiducia che ripongo nell'esempio di questa ragazza per il mondo intero.

Ed è da sottolineare anche il luogo di partenza di questo segnale, il Paese dove tutto ha avuto inizio, prima di Reagan e della Thatcher, quello dei Chicago Boys. 

Adesso c'è questa ragazza, eletta deputata nel parlamento cileno da una manciata di ore.

#camilavallejo

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6 novembre 2013

Una proposta per le amministrative, fuori la politica dalle giunte

la Giunta comunale di Livorno

La giunta, prendo in esame quella comunale, è un organo istituzionale che ha il compito fondamentale di governare la città. Si tratta di un vero e proprio Governo in salsa locale composto dal sindaco e dagli assessori.

Dalle cronache accumulate durante questa legislatura, osservate relativamente da vicino (ultimo caso le scandalose rotonde di viale Nazario Sauro e la proposta Sel, partita dalla circoscrizione 3 e arrivata in comune a opera del capogruppo con l'umile apporto del sottoscritto) mi sono accorto che questa istituzione è oggi ammorbata da una strana malattia degenerante, contratta a seguito della convivenza con gli organi politici della istituzione comunale.

Questa vicinanza ha fatto si che la figura tecnica dell'assessore sia stata ibridata con un'altra piu' marcatamente politica, mutazione davvero ridondante, data la presenza dentro alla istituzione delle due figure del sindaco e del consiglio comunale, entrambe già discretamente politiche per conto loro.

Fatto sta che oggi gli assessori vengono scelti dal sindaco sentiti i partiti che compongono la coalizione che lo ha espresso, che nove volte su dieci propongono figure "note" distribuendosele in millesimi ripetto al peso specifico uscito dalle urne.

Vengo al punto, la domanda che mi pongo è: che senso ha ammantare con la politica questa figura tecnica? 

Ovvero tecnico per tecnico, ma non è meglio trovare, per un ruolo di tale importanza per la comunità, un esperto assoluto piuttosto che limitarci "al meglio pezzo" uscito delle botteghe dei partiti?

Ma non è poi partitocratico (anziché democratico) obbligare la cittadinanza alla vessazione di farsi amministrare da una persona relativamente competente, dato il ristretto bacino offerto dalla politica, solo per soddisfare procedure che niente hanno a che fare con l'interesse pubblico?

Perché il rischio indotto si  manifesta talvolta con l'assoluta pochezza del personaggio "offerto" dal sistema partitico, che è tale da finire addirittura col mettere in pericolo l'intera cittadinanza, il tutto con buona pace dello stuolo di tecnici che corredano l'assessorato.

Secondo chi scrive sarebbe molto più sensato lasciare che la direzione politica rimanesse nelle sole mani del sindaco, che è la persona deputata dai cittadini a dirigere la politica locale, e scegliere gli assessori fra le eccellenze, locali e non, offerte dal mondo accademico (magari limitandosi alle università pubbliche).

Il beneficio sarebbe notevole, e non si limiterebbe al balzo in avanti della intera comunità, reso possibile dalle maggiori competenze dei relativi apparati dirigenti, ma si estenderebbe anche ai benefici contingenti indotti dalla rimozione della conflittualità partitica legata agli assessori, dovuta alla estirpazione dei ricatti e delle lotte da pollaio offerti sulle scene della politica verso l'operato dei vari assessorati.

A me i benefici di questa scelta sembrano evidenti, qualora la cosa trovasse conferma oggettiva il secondo passo consisterebbe nel riuscire a togliere queste poltrone ai Partiti, e uno dei modi per riuscirci potrebbe passare attraverso la proposta di questo sistema durante il prossimo giro delle amministrative.

Sarebbe cosa dolorosa?

#Livorno

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30 ottobre 2013

Clamoroso al Cibali: Sono "di sinistra" i due killer dell'articolo 33

Questo post segue quest'altro.



Aprile del 2000, la "Casa delle Libertà" deborda alle regionali spezzando le reni al secondo governo D'Alema, Oliviero Diliberto (Comunisti Italiani) era ministro di grazia e giustizia.

A un mese e mezzo dalle dimissioni viene emanata la Legge 10 Marzo 2000, n. 62, il coltello piantato nella schiena della nostra istruzione pubblica.

In buona sostanza con questa legge viene bypassato il terzo comma dell' articolo 33 della Costituzione facendo diventare, mutatis mutandis, pubbliche le scuole private. Vale la pena un parallelo:

art.33 comma III Costituzione della Repubblica italiana:
« Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.»
art.1 Legge 10 Marzo 2000, n. 62:
« Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario l'espansione dell'offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall'infanzia lungo tutto l'arco della vita.»
Si tratta di una delle tante trasposizioni del famosissimo gioco delle tre carte, siccome la Costituzione obbliga l'istruzione privata al privato sostentamento questa viene equiparata alle scuole pubbliche aggirando di fatto il precetto costituzionale.

Seguono alcuni esempi pratici conseguenti a questa legge scellerata: stando ai conti del 2012 le cosiddette scuole parificate hanno beneficiato di 500 milioni di euro di finanziamenti statali, ripeto, sono cinquecento milioni di euro - l'anno - soldi nostri, che invece di essere investiti per mettere in sicurezza i plessi scolastici, o per assumere nuovi docenti di sostegno, oppure maestri per nuove classi degli asili nido, sono finiti invece per aiutare degli istituti esclusivi, nel senso che o paghi la retta o non entri, i soldi sono persi.

Gli studenti con disturbi di apprendimento, condannati al gap coi compagni di classe e le famiglie rimaste fuori dalle liste per gli asili nido, costrette, a causa del lavoro, alle rette stellari dei privati, unitamente ringraziano.

Il nostro welfare state è un sistema senza senso.

Ma a ben guardare un senso questa legge numero 62 ce l'ha, è quello prettamente economico, basta ripercorrere i calcoli che i Wu Ming hanno riportato su questo post (articolo lungo non sto a rileggerlo ma il dato c'è). Per lo Stato togliere uno studente dalla istruzione pubblica per metterlo in quella parificata è un affarone, ci risparmia.

Al netto di questo, e della famiglia che sceglie un percorso parificato per il proprio figlio accettando di pagare due volte la stessa cosa, in questa poderosa partita di giro (ripeto €500.000.000/anno) a rimetterci è la scuola pubblica, che invece i nostri padri costituenti vollero proteggere col terzo comma dell'articolo 33.

Questa è la portata della nostra classe politica, un insigne appartenente alla sedicente "sinistra" del Pd e un altrettanto sedicente comunista sono in realtà due anti sociali filo liberisti che hanno anemizzato la scuola pubblica per agevolare i sussidiaristi confessionali. Noi dobbiamo il nostro quotidiano a mostri come questi.

Questi fatti devono circolare, questa gente, dopo i danni che ha causato, deve ritirarsi a vita privata.

Ringrazio l'Uaar di Livorno per la condivisione di questa notizia.

hashtag
#articolo33


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25 ottobre 2013

Scuole parificate: Il Comune di Livorno spende più di centomila euro l'anno

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E' arrivata la risposta del comune all'atto depositato un paio di mesi fa, una interrogazione per sapere se la nostra amministrazione sovvenziona le scuole parificate (vedi link in alto).

Ebbene la riposta è si, più di centomila euro l'anno.

Si tratta, mi risponde l'ufficio preposto, di soldi stornati dalla regione, non sono stanziamenti decisi a livello locale.

La questione si complica quindi, a questo punto andrebbe chiesto in consiglio regionale chi ha deciso questi stanziamenti locali, il problema è che al momento da quelle parti il sottoscritto non ha agganci, quindi, dato che tutte le parificate sovvenzionate sono confessionali (mi hanno dato la lista) ho girato gli incartamenti alla Uaar, nella speranza che ne facciano buon uso.

Ho inoltre informato della cosa il gruppo consiliare in comune che spero si faccia carico di informare quello regionale. Il problema di questi stanziamenti, prima delle implicazioni confessionali e della sua palese incostituzionalità in virtù del terzo comma dell'articolo 33 - che è sempre bene ricordarlo - recita
« Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. (cit.)»
è che ogni euro stornato verso le parificate è un euro tolto alla istruzione pubblica, che è già abbastanza anemizzata dai tagli alla spesa per potersi permettere furti di questa entità.

E' un discorso che ho già fatto, ma è bene ripetermi: con centomila euro l'anno la nostra comunità potrebbe ristrutturare le scuole comunali, ricordo che alcune di queste hanno problemi con l'amianto, oppure accorciare le ignobili liste di accesso agli asili nido comunali, che obbligano le coppie rimaste fuori a ricorrere alle costosissime strutture private, che, curiosamente, sono nella quasi totalità dei casi ospitate nelle stesse strutture delle parificate oggetto delle sovvenzioni.

Un classico esempio di cittadino "becco e bastonato", se pensiamo che queste persone il posto all'asilo per loro figlio se lo sono pagato con le tasse, quota parte dei centomila euro l'anno che invece vengono stornati - privandolo del posto in lista - verso l'ente privato che per di più li taglieggerà di quasi cinquecento euro al mese.

La scuola privata, come tutte le aziende private, deve stare in piedi da sola senza tirare per la giacca gli assessori al bilancio di vario ordine e grado, e se non ce la fa chiudere i bilanci deve chiedere sovvenzioni private (come fanno tutte le "parificate" del resto del mondo) oppure chiudere bottega.

hashtag
#articolo33
#Livorno


AGGIORNAMENTO: Continua qui.



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15 ottobre 2013

Il postneoliberismo

Una buona notizia dal sito Latinamerica (lettura che consiglio). Come una bottiglia spiaggiata dal mare è arrivato su questi schermi un termine nuovo, molto gradevole, quello di postneoliberismo.

A oggi si tratta di un qualcosa di limitato al sud del mondo, all'America latina per essere più precisi, dove, nonostante il rammarico dei media mainstream occidentali, tutte le legislature di sinistra, dal Brasile all'Argentina, dall'Ecuador alla Bolivia fino al'Uruguay sono state riconfermate, consolidando con questa continuità la svolta sociale operata da quei popoli.

Da "Lula" da Silva a Dilma Rousseff, da Néstor a Cristina Kirchner, da Hugo Chavez a Maduro, poi "Pepe" Mujica, Rafael Correa, Evo Morales, tutte riconferme che testimoniano il prodigioso affrancamento dei latinoamericani dai precedenti decenni di politiche sfruttatrici operate dai regimi militari e delle major dei mercati delle materie prime.

E' un bel termine, questo del postneoliberismo, che peraltro non è avvicinabile alla Repubblica di Cuba, il cui esempio dato al mondo è sicuramente stato il faro che ha messo in marcia i popoli di quel continente.

I cubani, ragazzi poveri se passati sotto alla lente del consumismo, ma ricchissimi invece, anche a confronto di quelli statunitensi: un indice di alfabetizzazione doppio, un tasso culturale triplo, ed un stato sociale che fa annichilire il "quadro di Bosh" del welfare statunitense.

E da noi? quando potremmo iniziare a parlare seriamente di postneoliberismo in Italia? Al momento non ci è permesso, con un alfiere della sinistra come Renzi potremo al massimo parlare di laburismo o cose così.

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L'articolo di Latinamerica, a opera di Emir Sader, edito originariamente dal quotidiano cubano Granma, è lincato in fondo al post.

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#cantieresinistra

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14 ottobre 2013

La politica italiana e quella folle corsa verso il centro

La campagna elettorale, stando a questi primi stadi iniziali, mi ricorda le turbe mentali della comare che mira al riscatto sociale provando a sistemare la figlia con il rampollo bene della borgata. 

Tentativo virtuoso quello del riscatto sociale, ma il tramite è davvero censurabile.

Stesso errore per i machiavellisti di turno, che mirano agli accordi con quelli più "al centro" (più a destra) di noi dimenticando che fra gli effetti di tali accordi ci sarà sicuramente una sconfessione in qualche ambito della nostra politica, i cui effetti saranno la perdita di fiducia dei nostri elettori, così come il frutto della trama tessuta dalla comare porta in caso di successo a un matrimonio infelice.

La sinistra, per come la vedo io, dev'essere permeata da un qualcosa di erotico, quello della sinistra erotica non è un termine di mia invenzione (credo sia di Bertinotti) ed ha a che fare con il fuoco interno che la nostra politica dovrebbe accendere nei nostri elettori, che non ha a che fare con i freddi calcoli della ragione. 

Ma il nostro lessico politico è lontano mille miglia da questo - per alcuni censurabile - concetto. 

Avremo un matrimonio triste, vinceremo, scontentando con gli accordi la base elettorale, oppure resteremo fedeli a noi stessi, senza diventare il solito melting pot ideologico, restando fiera e baldanzosa minoranza e opposizione?

In questo credo possa aiutarci la definizione stessa di partito politico, che è quella di "parte" la rappresentanza di quella parte che la vede come noi, questo in antitesi sui machiavellici calcoli finalizzati alla diluizione della base votante.

Non è quindi il fine a giustificare i mezzi, ma i mezzi a giustificare il fine.

Sia a livello nazionale che locale c'è una nutrita base elettorale, colta e "di sinistra" che sono anni che telegrafa alle stelle interrogandosi circa l'esistenza di un qualcosa degno della loro rappresentanza, quel qualcosa saremmo noi, nella nostra versione erotica. 

Ma quale centro poi, che è un' invenzione tutta italiana, quello che noi chiamiamo centro nel resto del mondo si chiama destra.
#cantieresinistra

@andreapetrocchi
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4 ottobre 2013

Quella "cosa strana" chiamata referendum consultivo

UN PARALLELO FRA GLI ESITI DI BOLOGNA E LIVORNO CI MOSTRA COME IL "VERTICE" SFRUTTI A PROPRIO VANTAGGIO QUANTO USCITO DAI SEGGI DELLA "BASE" REFERENDARIA


Per la mia personalissima esperienza il referendum consultivo, specie quello comunale, ha un po l'aspetto spiazzante dell'Ornitorinco, una bestia affatto catalogabile, becco, coda di lontra ecc.. Eh si, credo che la trasposizione fisica sia calzante, e questa difficile catalogazione porta l'esito politico e istituzionale di questo strumento di controllo dato in mano ai cittadini ad essere spesso interpretato alla bisogna dai dirigenti politici, portati a piegarne i risultati in base alle loro prerogative e interessi di parte.

Prendiamo Bologna ad esempio, dove - episodio colpevolmente sottaciuto dal nostro mainstream - questa primavera, era il 26 di maggio, c'è stata una bella battaglia fra "la base" dei referendari, progressista e secolarizzata, costituita da associazioni di privati cittadini, e "il vertice", ovvero la giunta a guida piddina, nei fatti sussidiarista e conservatrice.

Il motivo del contendere era una partita di bilancio che l'amministrazione voleva dare alle cosiddette scuole parificate (quasi tutte confessionali), mentre la base chiedeva di stornarla per aumentare la capienza degli asili nido pubblici. Il referendum è passato col 60% dei voti ma la giunta ha "tirato dritto" giustificandosi con la mancanza del quorum.

Altro referendum consultivo, questa volta a Livorno, i referendari hanno chiesto alla cittadinanza di esprimersi riguardo la costruzione di nuovo ospedale. Anche in questo caso il referendum è passato, anche in questo caso il quorum non è stato raggiunto, ma siccome la giunta (un "monocolore" Pd) era fra i favorevoli al nuovo ospedale adesso utilizza l'esito referendario per bloccare la nascita di qualsiasi dibattito in merito.

Due esiti identici che generano due misure differenti, e a rimetterci sono i cittadini di Bologna, sottomessi all'abominio delle liste per gli asili nido mentre le ricche scuole parificate incassano oltre alla retta anche l'assegno comunale (tasse dei bolognesi) e quelli di Livorno, che vedono chiudere i distretti sociosanitari della città e che vedono eclissarsi un progetto della variane al Romito per avere in cambio il doppione di una cosa che hanno già.

Popolo bue, come mi fanno incazzare queste cose. Deve nascere un dibattito funzionale all'affinamento di questo prezioso strumento volto a risolverne questa oggettiva debolezza che si è tradotta nella mancanza di un contrappeso e di un controllo popolare al potere delle giunte.

Da persona laica mi domando infine come si possa definire progressista un partito politico - il Pd - che è invece marcatamente sussidiaristico, termine che in Italia fa sempre il paio con le aspirazioni oltreteverine, che sono invece il coltello piantato nella schiena del progresso delle nostre libertà.

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@andreapetrocchi
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