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13 febbraio 2014

Sostiene Peñalosa: riflessione sulla teoria della uguaglianza nel campo dei trasporti


Enrique Peñalosa, un politico colombiano, è l'ideatore della teoria della uguaglianza nel campo dei trasporti, secondo la quale un autobus con un determinato numero di persone a bordo ha diritto allo spazio occupato da un'auto con dentro il solo guidatore moltiplicato per un numero di volte pari alle persone trasportate dal bus.

La componente rivoluzionaria del discorso di Peñalosa è la sovversione dell'oggetto, attraverso il quale è declinata l'attuale politica delle amministrazioni, nel suo contenuto, ogni cittadino ha un credito di spazio, e traccia una nuova polarità per le amministrazioni progressiste in tema di approccio democratico alla mobilità stradale.

Nel campo della mobilità e della orografia urbana la politica è fatta di spazi, il diritto allo spazio non è nei mezzi ma negli occupanti, e non va coniugato in base a un bus oppure a un suv, perché così facendo parleremmo di diritti "elastici" che dilatano e restringono spazi e tempi a seconda del mezzo di trasporto scelto, mentre invece il diritto da garantire è quello dei cittadini che scelgono il bus, e della somma dei loro crediti, ciascuno dei quali ha le dimensioni di un'autovettura ed è socializzato con gli altri occupanti del bus.

Per riportare in pari la bilancia di questi diritti andrebbero chiuse delle strade alla circolazione privata per farne corsie per il trasporto pubblico, andrebbe reso sicuro il trasporto ciclabile, andrebbero realizzati dei parcheggi di scambio e ideate le relative interconnessioni per rendere la città fruibile tramite questi mezzi di trasporto, perché, altra frase celebre di Peñalosa:
« Il vero progresso nella mobilità non è quando anche i poveri usano le auto ma quando anche i ricchi usano il trasporto pubblico o le biciclette.»
Spero che qualche impavida amministrazione ponga Peñalosa al centro della propria politica cittadina in materia di mobilità, spesso il limite è la paura del consenso, ricordiamoci cosa si diceva riguardo il divieto di fumo nei locali, e come poi invece è andata a finire.

Grazie a Ecoblog per la condivisione in rete.

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#diritti
#mobilità
#Livorno

@andreapetrocchi
SEL Livorno http://www.livornosel.it/
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2 gennaio 2014

Il mio commento al post di Marco

Riporto di seguito un mio commento a un post pubblicato su Quilivorno, si parla di trasporto pubblico.

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Caro Marco, Mi sento di dirti che se vuoi cambiare Livorno nel senso che vuoi tu alle prossime amministrative di primavera devi andare e votare e votare a sinistra.

E’ questo il grande potere, la partecipazione, che la democrazia da a ciascuno di noi e guarda bene, che quelli che parlano male della politica lo fanno consapevolmente per limitare questo potere.

Sono gli Apparati, le “mani forti”, che intendono piegare a loro favore la redistribuzione del gettito.

Sono convinto che la mala politica sia figlia di questa asimmetria.

E se anche i partiti, anche quelli di sinistra, sono spesso percepiti come dei “blob” inutili la soluzione è sacrificare un ora della nostra settimana all'impegno sociale, e vedrai che la rivoluzione democratica del nostro Paese sarà compiuta.

Se capirai quello che voglio dirti e se lo capiranno gli altri, specie i passivi che invece di andare al seggio se ne restano a casa (con somma contentezza dei suddetti poteri) torneremo a guardare alla società dei diritti, come quello, giustissimo che sottolinei tu, di poterti spostare liberamente senza essere costretto a privatizzartelo, questo diritto, oltre a quello sacrosanto di respirare aria non inquinata.

Per realizzare quanto desideri non serve un miracolo, basta aumentare le corse dei bus e limitare l’accesso al centro da parte del traffico privato, incentivando i parcheggi di scambio, gran parte dei quali sono già esistenti.

Più che soldi serve la volontà politica, che qui a Livorno, oggi, è un fatto, va più verso la privatizzazione.

Un saluto. Andrea Petrocchi

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#trasportopubblico
#Livorno


@andreapetrocchi
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25 ottobre 2013

Scuole parificate: Il Comune di Livorno spende più di centomila euro l'anno

Questo post segue quest'altro.

E' arrivata la risposta del comune all'atto depositato un paio di mesi fa, una interrogazione per sapere se la nostra amministrazione sovvenziona le scuole parificate (vedi link in alto).

Ebbene la riposta è si, più di centomila euro l'anno.

Si tratta, mi risponde l'ufficio preposto, di soldi stornati dalla regione, non sono stanziamenti decisi a livello locale.

La questione si complica quindi, a questo punto andrebbe chiesto in consiglio regionale chi ha deciso questi stanziamenti locali, il problema è che al momento da quelle parti il sottoscritto non ha agganci, quindi, dato che tutte le parificate sovvenzionate sono confessionali (mi hanno dato la lista) ho girato gli incartamenti alla Uaar, nella speranza che ne facciano buon uso.

Ho inoltre informato della cosa il gruppo consiliare in comune che spero si faccia carico di informare quello regionale. Il problema di questi stanziamenti, prima delle implicazioni confessionali e della sua palese incostituzionalità in virtù del terzo comma dell'articolo 33 - che è sempre bene ricordarlo - recita
« Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. (cit.)»
è che ogni euro stornato verso le parificate è un euro tolto alla istruzione pubblica, che è già abbastanza anemizzata dai tagli alla spesa per potersi permettere furti di questa entità.

E' un discorso che ho già fatto, ma è bene ripetermi: con centomila euro l'anno la nostra comunità potrebbe ristrutturare le scuole comunali, ricordo che alcune di queste hanno problemi con l'amianto, oppure accorciare le ignobili liste di accesso agli asili nido comunali, che obbligano le coppie rimaste fuori a ricorrere alle costosissime strutture private, che, curiosamente, sono nella quasi totalità dei casi ospitate nelle stesse strutture delle parificate oggetto delle sovvenzioni.

Un classico esempio di cittadino "becco e bastonato", se pensiamo che queste persone il posto all'asilo per loro figlio se lo sono pagato con le tasse, quota parte dei centomila euro l'anno che invece vengono stornati - privandolo del posto in lista - verso l'ente privato che per di più li taglieggerà di quasi cinquecento euro al mese.

La scuola privata, come tutte le aziende private, deve stare in piedi da sola senza tirare per la giacca gli assessori al bilancio di vario ordine e grado, e se non ce la fa chiudere i bilanci deve chiedere sovvenzioni private (come fanno tutte le "parificate" del resto del mondo) oppure chiudere bottega.

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#articolo33
#Livorno


AGGIORNAMENTO: Continua qui.



@andreapetrocchi
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6 settembre 2013

In Danimarca, dove i pedoni hanno sconfitto i draghi di acciaio

Articolo apparso su Sel Livorno.

L'altra mattina su "la F", la nuova emittente del gruppo editoriale Feltrinelli, sul digitale terrestre da questa estate, trasmettevano una puntata di una serie sulle città di mare, parlavano di Copenaghen.

Li l'amministrazione comunale ha avuto l'idea di rovesciare il rapporto auto-pedone prolungando i marciapiedi lungo gli stop fra la confluenza delle strade secondarie con quelle principali.

In pratica a Copenaghen i marciapiedi che delimitano le strade principali non si interrompono più alla confluenza della strada secondaria, ma sono stati prolungati fino all'angolo opposto, cosicché l'eventuale auto in arrivo, scorrendo lungo la strada confluente, una volta giunta all'angolo con quella principale si trova la strada chiusa dal marciapiede, che deve salire prima di confluire svoltando per immettersi nella strada principale.

Questa idea, che sembra una cosa piccola, é in realtà permeata da una imponente connotazione politica, che mostra nitidamente la direzione intrapresa dai danesi, che molto placidamente hanno ribaltato di 180 gradi il rapporto che lega pedone e macchina, da sempre sbilanciato verso i veicoli, mentre la legge dovrebbe tendere verso la parte debole ovvero i pedoni.

Immaginiamo una madre col passeggino, niente più pericolosi saliscendi per attraversare, e pensiamo invece alle auto, costrette a rallentare a causa del dosso rappresentato dal marciapiede.

Quel documentario, da non perdere, visto da Livorno mi è sembrato una finestra su un pianeta lontano, a ben pensarci però i marziani siamo noi.

Arriverà anche da noi questa bellissima novità, se si quando?

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#LaEffe
#sociale

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@andreapetrocchi
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28 luglio 2012

Pro-vita o Pro-scelta, interessante punto di vista di David Foster Wallace sulla interruzzione della gravidanza

Interessante punto di vista dello scrittore americano David Foster Wallace sull'aborto e sullo spinoso dibattito fra i pro-vita e i pro-scelta. L'ho trovato dentro a una sua raccolta di saggi intitolata "Considera l'aragosta" (Einaudi, 2006) non ho il libro sotto mano ma ho trovato un blog che ne riporta un ampio stralcio, è linkato in basso come al solito.

La riposta di DFW è di rappresentare entrambi, di essere pro-vita e pro-scelta allo stesso tempo, soggettivamente pro-vita e oggettivamente pro-scelta.

Perché? iniziamo affrontando la prospettiva dal punto di vista soggettivo. DFW, da persona ragionevole, ritiene che non si possa trovare il momento preciso in cui l'uovo fecondato diventa persona e che quindi in caso di dubbio irrisolvibile riguardo all’umanità o meno di una cosa è meglio non ucciderla (Io la farei più semplice, la vita potenziale è già vita in se, questo per il solo fatto che lo sviluppo del feto, se non interrotto, tende tranquillamente alla vita. Questo ovviamente per chi importa della mia opinione.)

Ciò nonostante DFW è oggettivamente pro-scelta, perché:
«In caso di dubbio irrisolvibile riguardo a qualcosa, io non ho il diritto né legale né morale di dire a un’altra persona cosa fare, specialmente se quella persona sente di non avere dubbi.»
Conclude DFW:
«Ogni volta che una mia conoscente decide di interrompere una gravidanza, devo credere che stia facendo la cosa sbagliata e allo stesso tempo che abbia tutto il diritto di farla.»
Secondo me la parte finale del ragionamento, quel "sentire di non avere dubbi" zoppica un po, perché se è vero che una donna ragionevolmente non dovrebbe interrompere la gravidanza, l'interruzione la pone in automatico come persona irragionevole (continuando a percorrere questo discorso incontreremmo un sacco di ramificazioni che ci porterebbero fuori da questo contesto).

Per come la vedo io l'impianto è valido comunque, perché solo la gestante è in grado di percorrere le variabili personali che la portano a continuare o meno la gravidanza, percorsi interni che non sono condivisibili dalla restante comunità se non in modo ipocrita o superficiale.

Concludo sottolineando il fatto che qui non si discute fra pro-vita e pro-aborto, ma fra pro-vita e pro-scelta, non è la stessa cosa.

Si tratta di una scelta molto dura da prendere, che in un modo o nell'altro piega il corso di due vite. E'  comunque assai saggio prendere le precauzioni necessarie a scongiurare il rischio di ritrovarsi un giorno o l'altro di fronte a un muro così alto.

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#aborto
#diritti

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7 gennaio 2012

Italia Paese difficile per chi licenzia? affatto vero, ecco le medie Ocse

Il ministro del Lavoro Elsa Fornero
L'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, redige un indice chiamato "Strictness of employment protection", che misura, in modo shumpeteriano, la flessibilità del mercato del lavoro dei singoli Stati. Più è alto il punteggio, più è difficile licenziare.

Premettendo che la media mondiale è 2.11, che la Germania, come gran parte del resto d'Europa, ha 3.00, l'Italia, già oggi, prima cioè della ventilata riforma del mercato del lavoro, "auspicata" dal ministro Fornero e dal governo tutto, e relativamente ai lavoratori a tempo indeterminato, quindi escludendo i precari, ha un indice di flessibilità di 1.77.

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#lavoro
#Articolo18

Fonte (grazie a Curiositasmundi per la condivisione in rete)

6 gennaio 2012

Liberalizzazione orari delle attività commerciali: vince l'imprenditore, pagano i dipendenti

Nella vertenza (persa, si ringrazia gli "abbacinati da Monti" del Csx) riguardo la liberalizzazione degli orari di apertura al pubblico degli esercizi commerciali, andrebbe almeno concesso un turn-over ai dipendenti, che rischiano di essere i soli a rimetterci per questa nuova ondata di liberalizzazioni.

Quando, ad esempio, un dirigente chiede al dipendente di lavorare la domenica, questo, in virtù del rapporto domanda-offerta (a causa della scarsità della domanda mai cosi' sbilanciato a sfavore del dipendente) non ha potere di obiettare, e rischia cosi' un corto circuito dato dalla costrizione a preservare le entrate familiari a scapito della famiglia stessa.

Le proprietà che per intercettare un maggior numero di clienti vogliono allungare gli orari di apertura al pubblico o che vogliono restare aperte durante i giorni festivi devono essere obbligate ad assumere nuovi dipendenti.

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#lavoro
@idvstaff

Andrea Petrocchi

3 gennaio 2012

Roberto Maroni, un uomo.

Dati Caritas: in Italia gli immigrati regolari sono il 6% della popolazione, il 10% degli occupati, il 9% del Pil. Tutto per altro in perfetta media Ue. Plain vanilla.

Altro dato importante: gli immigrati regolari hanno il nostro stesso indice di criminalità.

Vedi tu, la stampa.

Bastasse la lucidità dei numeri (e delle percentuali) per chiudere l'argomento, e invece no, ci vuole anche la ricezione, e avvolte vien voglia di sbattere la fronte su un chiodo. Evabbeh.

E nella melma politica in cui giace la nostra democrazia (la stessa, da settant'anni ca) ha un suo senso osservare come i media nostrali facciano passare "carsicamente" alcuni dati scomodi per i loro mandanti, nascondendoli ad esempio fra le pieghe di un quotidiano o nella edizione notturna di qualche tg.

Comunque, davanti alla seguente notizia non basta ne il sarcasmo ne il disincanto: l'ultimo atto firmato dal penultimo ministro dell'iterno obbliga i nostri immigrati regolari a pagare dagli 80 ai 200 euro per rinnovare il permesso di soggiorno.

Questo gesto, tradotto dal politichese all'italiano recita più o meno così: Mi hanno informato circa la compartecipazione degli immigrati regolari al prodotto interno lordo, però, se su questo argomento non gronda sangue, la forza politica che rappresento stacca l'asse, quindi, nonostante la congiuntura, li accontento mettendo deliberatamente un bastone nell'unica ruota rimasta a girare.

Quanto ci costerà questa uscita elettorale? vogliamo fare due conti alla prossima stima della Caritas? 

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#Maroni
#immigrazione

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29 dicembre 2011

Una ulteriore riflessione sulla barbara uccisione di Samb Modou e Diop Mor

Quanto successo a Firenze non deve finire nel dimenticatoio della cronaca passata prima di essere "raffinato", da un evento così grave dobbiamo almeno tentare di estrarre una cura per vaccinare la nostra comunità per il futuro.

Credo sia quanto ci rimane, per dare un senso alla morte di queste due persone, uccise perché colpevoli di stare sedute sulla stessa strada di un folle. Un modo assurdo di morire.

Questo fatto tristissimo è stato oggetto di molte analisi, ma nessuno ha ancora fatto un parallelo con noi italiani, un "come eravamo", per spiegarci quanto sia un ossimoro accostare le parole italiano e razzista.

L'italiano, figlio di figli di emigranti, dovrebbe essere solidale verso chi emigra nel suo Paese, in prima battuta perché ha qualche cugino belga, o americano, oppure argentino o australiano, e questo prova che la sua stessa famiglia ha sentito i morsi della fame e sa cosa voglia dire espatriare. In seconda battuta dovrebbe essere portatore sano di una educata forma di "corrispondenza" verso tutti quei popoli che sono stati così gentili da accettare in casa loro i nostri moltissimi compatrioti. Il boom degli anni sessanta è stato innescato dalle rimesse degli emigranti, l'italiano di oggi dovrebbe essere conscio di questo ed onorato di essere stato messo in grado di fare altrettanto.

Chi oggi tratta male quelli che approdano in Italia bestemmia davanti alle foto ingiallite di molti fra fratelli e cugini dei suoi nonni, che fino a cinquant'anni fa "esportavano" se stessi sciamando dall'Italia fino a saturare i quattro angoli della terra.

In Australia gli immigrati italiani erano soprannominati "i negri bianchi", cos'e' che offriamo dunque ai "nostri" "vu'cumprà"? riversiamo su di loro le nostre antiche frustrazioni?

Rivendichiamo il raggiungimento di un primato, quello di nazione-avanzata-oggetto-di-immigrazione, e ci atteggiamo di pari passo, razzismi compresi, dimenticando le nostre radici, e questo fa ridere ogni massaia belga, o americana, oppure argentina o australiana, perché quando questa getta lo sguardo oltre il vetro della cucina vede passare per strada la progenie degli italiani espatriati.

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#Firenze

14 dicembre 2011

Incinta e disoccupata rinuncia al bambino

Copio e incollo il brano sottostante preso dal post linkato in basso:
« Come tante ragazze mi è capitato di rimanere incinta e di voler abortire: disoccupata, indebitata e incinta sono 3 parole che vedevo malino messe vicine.»
Queste poche righe dovrebbero essere sufficienti per far passare sullo stesso lato della barricata sia i favorevoli che i contrari all'aborto, perché emerge chiaramente un mandante, e non è la madre.

Infatti a monte di casi come questo non ci sono scelte personalistiche, ma un quadro della gestante contestualizzato in quello che è lo stato del Diritto oggi in Italia. Emerge netta infatti l'abdicazione al diritto, desiderato, di essere madre, rinuncia causata dalla mancanza di reddito e dalla consapevolezza di non poter far fronte alle necessità del nascituro.

Riguardo alla tutela di questo diritto siamo sempre al medio-evo. Ed è strano che non sia attiva la Chiesa, sussidiaria in molti casi al nostro Stato, che trovando fra i suoi dogmi la contrarietà a questo diritto, dovrebbe spingere i politici italiani verso un aiuto economico alle gestanti prive di reddito. Esiste allora un limite alle richieste del Vaticano?

Da quanto sopra emerge chiaramente che il colpevole è il nostro acerbo sistema capitalistico, le sue asimmetrie grossolane, la sua mancanza di contrappesi elementari. Si spendono miliardi di euro in armamenti che nel migliore dei casi divengono case per ragni e non si tutela a queste donne la possibilità di esercitare il diritto alla nascita dei propri figli.

Una cosa è certa: molti "benpensanti", tante piccole Maria Antonietta che su questa questione vedono il bianco e il nero e non distinguono tutte le sfumature fra questi estremi, dovrebbero intanto spostare il dito dalla gestante a chi ci governa, magari accompagnando questo gesto con una piccola introspezione, per immaginarsi soli e privi della possibilità di provvedere economicamente ai bisogni del proprio bambino.

Questo a beneficio dei dibattiti futuri, perché è evidente che la colpa è delle subordinazioni indotte dal denaro.

La questione è sistemica, se volete combattere il diritto all'interruzione della gravidanza, prima di gettare via soldi in inutili campagne di sensibilizzazione, vi conviene battervi per far si che queste donne siano messe in grado di poter provvedere ai propri figli.

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#aborto
#diritti

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13 dicembre 2011

La soluzione al sovraffollamento delle carceri passa attraverso la legalizzazione delle cosiddette droghe leggere

Nei primi anni novanta ero un ventenne, uno di quelli che dormivano di giorno e uscivano di notte. Nella mia compagnia c'erano un paio di ragazzi, amici veri, che per i casi della vita a un certo punto finirono dentro a causa della fetentissima legge Jervolino-Vassalli.

Questi due ragazzi di allora oggi sono ridotti a due uomini-fantasma, due crisalidi vuote, uccisi socialmente per uno spinello, marchiati per sempre come possono marchiare gli effetti della vita reclusa nelle carceri italiane.

Ma cos'è uno spinello, cosa sono le cosiddette droghe leggere? Studi clinici incontrovertibili dimostrano che le cosiddette droghe leggere non dovrebbero nemmeno essere ricomprese fra le droghe, perché è provato scientificamente che non danno dipendenza, che sono innocue per la salute e che non favoriscono il passaggio alle cosiddette droghe pesanti.

Allora dov'è la colpa? in chi resiste dinanzi al divieto al consumo di una sostanza che oggettivamente non abbisogna di divieti, o in chi nel rispetto di questo divieto ottuso è stato disposto a sacrificare la vita di giovani innocenti? 

Perché non c'è proibizionismo verso tabacco ed alcolici? Qual'è il reale motivo a monte della mancata normazione del mercato delle droghe leggere?   

Le carceri italiane esplodono, sia per il soprannumero dei carcerati rispetto alla loro capienza, sia per gli organici di chi queste carceri deve vigilarle, organici ridotti all'osso a causa dei tagli ai pubblici impieghi.

Delle due l'una: o si allarga la capienza o si riduce la fattispecie, o si costruiscono altre carceri per assorbire l'eccedenza dei carcerati e si provvede al massiccio arruolamento di altro personale carcerario (cosa che, stando alla suddetta erosione dello Stato sociale, credo poco attualizzatile) oppure si taglia il numero dei detenuti, derubricando alcuni reati minori, quelli che non hanno leso terze persone.

Molti detenuti sono "dentro" per reati risibili, fra questi molti sono in arresto a causa della mera detenzione di qualche grammo d'hashish o di una piantina d'erba. Per queste persone auspico un interessamento della classe politica, sempre evanescente quando si tratta di affrontare tematiche controproducenti in termini di voti.

La situazione attuale è insostenibile: dov'è oggi il tentativo di recupero di questi esseri umani? nello stipare sette-otto di loro per ogni cella da cinque posti? Cosa restituiamo alla comunità quando queste persone riottengono il diritto alla libertà?

Ma soprattutto: non è possibile rovinare dei ragazzi privandoli della libertà e facendoli marcire degli anni dentro delle galere spalla a spalla con dei criminali solo per essere stati pizzicati in possesso di qualche grammo di una delle cosiddette "droghe leggere", perché queste persone non hanno leso il diritto di nessun'altro dei loro simili e quindi non meritano umanamante una pena tanto grave.  

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#droga

Questo tema è parte integrante del caposaldo DROGA della mia PIATTAFORMA POLITICA

27 giugno 2011

Perchè è l'amore a formare una famiglia

Con la legalizzazione dei matrimoni gay la comunità dello stato di New York compie un gran passo verso la sua integrazione sociale. E noi? Quando smetteremo ufficialmente di discriminare le persone in base alla persona che amano?

28 aprile 2011

Post valido per tutte le esternazioni ad minchiam passate e future di Rocco Buttiglione

Rocco Buttiglione (Udc)
Rocco Buttiglione è uno di quei politici in perenne campagna elettorale, quindi non c'è da stupirsi per le cazzate filoclericali che ci regala con regolare cadenza. Hanno un senso (per lui) che è quello di non perdere il polso del suo elettorato. L'ultima uscita a oggi è quella sulle famiglie tradizionali che pagano la pensione ai gay. In un paese normale Buttiglione sarebbe costretto ad uscire vita natural durante con l'ombrello aperto anche se non piove, in Italia invece cammina serafico accompagnato da quella sua caratteristica espressione stranita. Io devo ammettere che non ce l'ho con lui, ce l'ho con quelli (tanti italiani) che gli danno pure ragione. la colpa è dello Stato, a quelle persone non sono stati tolti i fermi dopo il rodaggio (oppure sono andati a scuola dai preti quindi le scuole dei preti vanno chiuse o non se ne esce).
Andrea Petrocchi

3 febbraio 2011

La donna italiana come conseguenza del machismo rampante




La lotta iniziata alla fine degli anni sessanta si è fermata durante la prima metà degli ottanta, quando l'allora nuova tendenza machista del berlusconismo e della Milano da bere, a forza di programmi televisivi, stampe patinate e sfilate di moda, ha stereotipato la donna in una posizione molto più che subalterna all'uomo, rendendola un oggetto accessorio simile ad una bella macchina. Non voglio dire con questo che tutti gli italiani di allora si comportassero alla stessa maniera, sottolineo però che era questa la tendenza battuta dai media, e che questo fatto ha generato delle conseguenze nelle donne cresciute o maturate in quegli anni, costrette a subire un lavaggio del cervello tale da generare delle vere e proprie distorsioni riguardo il modo di concepire se stesse. Spogliate del ruolo canonico espressione dei decenni precedenti, dove uomo e donna avevano compiti distinti, con l'uomo rivolto verso l'esterno della famiglia (il lavoro) e la donna verso l'interno di essa (i figli, la casa), spogliate del ruolo importante di neanche un decennio prima, dove la donna combatteva e vinceva battaglie fondamentali per la società intera riguardo la parità dei diritti, la donna, dalla metà degli anni ottanta ad oggi, a forza di sentirsi ripetere che il suo ruolo era l'essere un oggetto, ha perso la sua lotta per la parità, e lo ha fatto senza armistizi, lasciando che i moti reazionari, spinti nell'angolo nel decennio precedente, le si rivoltassero contro annichilendola, facendola diventare un oggetto sul banco del mercato, con il prezzo rappresentato esclusivamente dalla sua relativa bellezza. Una bellezza peraltro castrante, non tonda ma aguzza, come le modelle delle sfilate. Ecco, io credo, ed ho umiltà da vendere in questo momento perché non sono una donna ed osservo dall'esterno questo universo, che lo scandalo destato dalle varie Noemi e Ruby, da queste giovani che si prostituiscono davanti ad un vecchio per poi investire il ricavato in fuffa, siano tutte figlie di quella sconfitta, e concludo focalizzandomi sugli sguardi di quelle ragazze, in tutte quante non vedo un briciolo di gioia, spero abbiano almeno capito l'errore.

Andrea Petrocchi

9 gennaio 2011

Altro che quote rosa

Leggo qui che le donne, nonostante lustri passati a rincorrere la parità di diritti con il genere maschile, ad oggi continuano a sobbarcarsi l'80% del lavoro domestico, dato per altro relativo alle sole donne lavoratrici, le donne che non lavorano smarcano statisticamente il compagno da qualsiasi mansione domestica. Secondo me è questo il vero problema riguardo la parità dei diritti fra donne e uomini, la giornata è sempre quella e la mancanza di spazi liberi, dovuta al poco tempo disponibile, rende impossibile a molte donne lo staccarsi dai lavori di casa per trovare tempo, fra le tante cose, di occuparsi magari della cosa pubblica. A riguardo le quote rosa  non possono essere la risposta alle poche donne in politica, perché creano asimmetrie fra le donne che hanno il tempo per dedicarsi alla politica, quelle che effettivamente poi entrano nelle quote rosa, e quelle che anche volendo di tempo non ne hanno. La risposta sta secondo me quell'80%, che deve diventare un 50.
Andrea Petrocchi

2 dicembre 2010

Burqa virtuali


Dato che l'argomento burqa è stato sdoganato anche da noi, con relativi gettonatissimi riferimenti alla dignità della donna, mi domando se non sia giunto il momento di stigmatizzare alcune abitudini che col tempo si sono istituzionalizzate nella nostra cultura e che tendono a limitare i diritti della donna. Quante donne italiane nella vita di coppia sono portate a subire delle limitazioni alla propria libertà nei rapporti con gli altri uomini? Conosco alcune ragazze che quando non hanno il compagno nei paraggi sono disponibili a socializzare, mentre assumono un comportamento defilato quando il compagno è vicino. Questo comportamento è una implicita sottomissione al genere maschile! Chi si abitua alla osservanza di comportamenti subalterni rispetto al proprio compagno non è come se indossasse un burqa? Quale è la causa di questo comportamento? ho trovato queste due risposte. La prima deriva dalle nostre radici socio-culturali che vedono la donna che si rapporta con gli altri uomini come un fatto contrario alla morale cattolica, intendendo per morale cattolica quel quid che sedimenta in profondità in ciascuno di noi solo per il fatto di essere cresciuti in un contesto cattolico. La morale suona più o meno così  « Se Dio punisce chi viola i suoi precetti, allora io, che li seguo, posso punire per suo conto chi sbaglia » Il problema riguardo questo processo e che si fa prestissimo a tirare le somme e la morale non parte al momento del tradimento, ma per supposizione, appena una donna entra in intimità con un altro uomo, quando il tradimento in realtà non è che un atto potenziale, come se fare quattro chiacchiere, avendo in potenza fra le mille possibilità future anche quella di finire a letto insieme, possa già dirsi tradimento. Nel secondo caso la chiusura deriva da un compagno frustrato e represso che scarica sulla donna le sue insicurezze trasformandole in gelosia. Cosa manda in crisi l'equilibrio fra i due generi? Il rapporto fra l'uomo e la donna dal punto di vista fisico non è un rapporto fra pari, e quando questo prende una piega violenta, anche solo psicologica, il piano dei diritti si inclina e chi paga il conto è sempre e soltanto la donna. Da ciò ne deriva che la parità di diritti fra i due generi non va cercata nelle quote rosa o in simili amenità, ma nasce e trova equilibirio nel rispetto di ogni uomo verso la sua donna durante un rapporto di coppia.

2 novembre 2010

Il discorso che non ho fatto al congresso

Questo ragionamento mi è tornato in mente con una settimana di ritardo, lo propongo qui, riprendendo un discorso iniziato da altri, credo fosse Cronache Laiche, quel post, che non trovo più, non ha avuto seguito, almeno non su quel blog, ed è un peccato perché, secondo me, quel tema andava sviluppato. Il fatto riguarda un fenomeno osservabile in quei Paesi dove la parità diritti esiste davvero (o almeno tentano seriamente a metterla in atto) ed è un fatto importante perché sembra dimostrare un collasso causato da due diritti coincidenti, quelli dei gay e quelli degli immigrati. Parto dalla conseguenza, in questi Paesi gli omosessuali stanno iniziando a votare a destra. La causa sembra essere il Paese stesso, che offrendo più speranze sia economiche che sociali diviene gettonatissimo da chi nel terzo mondo intende lasciare la miseria ed emigrare. Sfortunatamente gli emigranti portano con se anche i propri precetti morali, ed in molti dei paesi di provenienza gli omosessuali sono osteggiati. Se questi immigrati riescono a prendere la cittadinanza, se riescono a votare, i diritti degli omosessuali verranno limitati? e l'attuazione dei diritti ancora attesi subirà un rallentamento? La risposta a questa domanda sembra la conseguenza che ho riportato sopra, meglio ostacolare questi processi di integrazione che rischiare spinte reazionarie.